mercoledì 10 maggio 2017

I totem di Gian Berra tornano in vita a :Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017. Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio. Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore. In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.



UN VENETO MENO SERVO CON L'AIUTO DEI TOTEM VENETI DI GIAN BERRA




Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017.
Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio.

Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore.
In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.


Mi son al totem che gha trato sul cesso
al leon de san Marco. Mi gho liberà
tuti i veneti da sta bestia sporca e da al ilusion de
la putana Venessia pura grama.


GIAN BERRA

L'armonia di un paesaggio incantato, le costruzioni dell'uomo "FABER" insediate nella bassa montagna: pulite, essenziali e funzionali, fatte di un tipo di architettura semplice, ma non povera, perché intrisa della cultura del SAPER FARE: utilizzando al meglio le poche risorse a disposizione. Questi sono gli elementi base dei paesaggi pedemontani di Gian Berra. Una pittura del togliere, più che dell'aggiungere ciò che finirebbe soltanto per essere superfluo.
Questo artista ama la cultura della pietra, del legno e dell'intaglio, sia che si tratti di una scultura quanto della conoscenza necessaria per squadrare la trave portante di un'abitazione, di una malga o di una stalla.
Egli ama ciò che trova. La sua mente creativa vede in un legno, per altri solo buono da ardere, i segni del tempo; vi legge un alfabeto misterioso che parla di elfi, di satiri, di fauni e di ninfe dei boschi. In un tronco scorge figure fantastiche, misteriose e intriganti, altre volte dallo stesso ricava statuari totem che assurgono al ruolo di divinità con la loro inquietante sacralità rupestre.
Dal legno contorto e dai nodi spuntano occhi di uccello e la vena del legno rivela tratti di animali mitologici: vi si scorgono becchi, artigli o orecchie attente.
Ciò che per molti è insignificante si rivela per un artista qualcosa che possiede memoria ancestrale, fattezze antropomorfe, magia e poesia.
Un'altra peculiarità di questo maestro è la PAROLA che gli consente di esprimersi in un modo originale ed autentico nella sua prima lingua: il DIALETTO DEI PADRI E DELLE MADRI per raccontare le sue storie. In esse vive il presente e rivive il passato con un pizzico di nostalgia.
Si guarda intorno e VEDE. Vede con occhi sognanti e ingenui; e altre volte con spirito disincantato le vicende umane dei suoi consimili. ASCOLTA con orecchie di elfo. Parla con voce di vento. Voce a volte carezzevole, altre stringente e sferzante. Acuto e ironico, come un camaleonte cambia registro narrativo combinando tema e, quando dai paesaggi di montagna, passa al tema delle periferie, l'imperativo diventa il sovrabbondante, l'abbandonato, l'inutilizzato, l'accantonato.
E una miriade di personaggi popola i suoi quadri, le strade, i marciapiedi. Sui tetti dei palazzi si apre una selva di antenne e di parabole. Nei giardini interni si accumula di tutto, in attesa di un nuovo improbabile, riutilizzo.
Altre volte la pittura da realistica a figurativa si fa idealizzata e voce interiore.
Le sue ballerine dolcissime ed esili, non più materiche si abbandonano dolcemente lascive allo sguardo del pittore. Tutte le sue figure femminili, delicate e spesso eteree portano un velo di misteriosa malinconia, restando sospese, dolci ed enigmatiche. Mentre gli avventori dell'osteria continuano imperterriti la loro partita a carte e i saltimbanchi intrattengono il pubblico.
Altro tema sono i paesaggi lagunari e le "sue" Venezie. Sempre decadenti, ricche di bagliori dorati, come se la luce delle tessere, dai mosaici bizantini, fosse, all'improvviso uscita e avesse sprigionato tutti i suoi bagliori inondando d'oro l'acqua, i palazzi e le guglie. E' la struggente preghiera di una città unica al mondo che soccombe sotto il peso di un turismo "indifferenziato".
E ancora ci sono tanti angoli della gioiosa marca trevigiana e gli scorci di Asolo illuminati dalla calda luce del meriggio. Luce a volte crepuscolare che pulsa e parla di fasti antichi, di storie della grande viaggiatrice del '900, di divine artiste o di una regina del tempo che fu.
Quadri che sono storie e storie che diventano quadri.

Asolo, 01 marzo 2017 Valeria Ganeo
La nascita dei totem di Gian Berra:

I totem su facebook:



Abitazione a Montebelluna, frazione Contea, via delle piscine 37

La vita da pajasso che almanco al ride
de le illusion mate del me popolo
puareto e veneto, menà
par le bale par 1000 ani da
quei porzei de venessiani-



MOSTRE E BIOGRAFIA RAGIONATA
DI
GIAN BERRA. In occasione del 70° compleanno.
Montebelluna; maggio 2017.

Raggruppati in anni e avvenimenti:

1973, 1974
Vive a Valdobbiadene TV, apre in via delle Vittorie il suo primo studio. Inizia a far conoscere i auoi primi quadri e si occupa di fotografia dopo aver ricevuto una formazione come allievo dal famoso fotografo di Feltre Mario Dal Prà.

1975, 1976
Espone in varie mostre locali a Valdobbiadene, Montebelluna in località Contea, e frequenta diversi amici pittori della zona tra cui Guido Serena, Zaniol di Crocetta e il pittore "Felix" della zona.
Conosce il famoso pittore Fael di Treviso che lo invita nel suo studio per dargli consigli.

1977, 1979
Va a vivere a Covolo di Piave in via Segusini, dove apre il suo studio. Per lavoro si reca in Iraq dove conosce una realtà diversa e drammatica che lo formerà.
Nel 1978 prima mostra nella galleria d'arte "da Brotto", mostra che ripeterà nell'anno seguente con notevole successo. Nello stesso anno personale alla galleria "da Val" in piazza del mercato a Treviso. Mostra che verrà ripetuta con successo ogni anno sino al 1981.
In permanenza ala galleria Martinazzo di Montebelluna.
Nel 1979 prima personale alla sala "Ca' de Ricchi" a Treviso, che verrà ripetuta anche nel 1980. Nel 1981 sposta il suo studio a Trento, in piazza santa Maria maggiore. Non solo come luogo privato di lavoro, ma anche come cenacolo di artisti amici. Nel settembre 1981 ospita l'amico pittore Bruno Donadel di Pieve di Soligo in una mostra personale organizzata dalla galleria Martinazzo Vincenzo di Montebelluna. Nell'agosto di quel anno organizza una sua personale alle sorgenti di Pejo in val di Sole, ripetuta anche nel 1985.

Sin da subito Gian Berra evita i circuiti tradizionale del mercato dell'arte e delle gallerie. Preferisce gestire in modo diretto e personale la sua attività di pittore usando gli spazi comuni e culturali specialmente della zona in cui vive. Si avvale dell'aiuto degli amici e appassionati d'arte con la vicinanza della moglie Rosa Lavieri.

1982, 1984
Torna allo studio di Covolo di Piave. Inizia una sequenza di mostre, quasi tutte autogestite:
Per due anni gestisce uno studio e mostra personale ad Asiago.
Personale alla galleria Bramante a Vicenza.
Personale alla galleria Vidal a Venezia.
Personale alla" galleria dei cappuccini" a Mestre, ripetuta per due anni.


1985:
Personale alla galleria internazionale di Torino.
Personale alla galleria Ruberto a Milano.
Da quet'anno in permanenza alla galleria Mozat di Rovereto fino almeno al 1998.
Personale alla casa del Canova, assieme al pittore Danilo Soligo di Montebelluna.
Espone nei mesi estivi presso le gallerie di Jesolo e Lignano Sabbiadoro.
Torna ad esporre a Villach in Austria e a Braunschweig in Germania.
Organizza nel suo paese natale di Segusino un concorso di pittura tra pittori amici che verrà ripetuto anche l'anno dopo.
Personale a Segusino.

1986, 1989
Espone per due stagioni estive ai castelli romani, in particolare a Lanuvio e a Genzano.
Nel 1988 prima esposizione a Parigi e a Metz in Francia.
Dal 1989 al 1994 segue durante l'estate delle esposizioni sue personali estemporanee autogestite, rispettivamente a Treviso, Feltre, Conegliano, Cornuda, Montebelluna, Caerano san Marco. Circa 35 esposizioni che segue personalmente.

1993, 1994
Espozisioni in Germania, a Braunschweig, Colonia e Wurzburg. Gestite da galleristi tedeschi.
In permanenza sempre presso la galleria Mozart di Rovereto.
Nel dicembre 1993 inizia il suo corso “pratico di pittura” nello studio di Covolo di Piave. Avrà un notevole successo e durerà sino al 2005 con la partecipazione complessiva di circa 870 allievi


2000, 2008

nel 2001, Personale a Villa Benzi di Caerano san Marco nel settembre di quell'anno. Espone per la prima volta in esclusiva i “grandi 5 totem” ispirati alle tradizioni native del popolo veneto.
Inizia alcune collaborazioni con gallerie d'arte di Tampa in Florida e San Diego (USA). Espone anche a Karlsrhue in Germania.
Nel 2005 grande mostra collettiva al centro d'arte di Conegliano.

Inizia a lavorare in studio con poche altre personali organizzate in modo autonomo. Nel 2008 torna con una personale al paese natale di Segusino e un'altra a Conegliano.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro romanzo "Wasere, cuore di drago", dedicato ai contenuti segreti e inespressi del popolo veneto che Gian Berra definisce “schiavo di Venezia per 1000 anni”. Il romanzo si svolge nel 1906 in un Veneto accora assopito, ostaggio degli interessi d'Italia e del regno asburgico di Vienna.

Inizia a scrivere poesie, specialmente dedicate ai dialoghi ta lui bambino e la sua nonna Maria Stramare in Berra, di Segusino. Usa il dialetto veneto come fattore di orgoglio per esprimere i contenuti più segreti dell'anima veneta.

Pubblica dal 2011 al 2015 i primi ebook in internet dedicati alle poesie e racconti in dialetto veneto con traduzione in italiano. Un successo particolare ottiene il libro ebook “Veneto, rabbia e amore”.
Tutti i libri di Gian Berra si possono leggere gratis su internet. Si possono trovare sulla piattaforma Scribd o Academia digitando Gian Berra.
Nel 2016 si trasferisce a Montebelluna nella frazione di Contea, che già aveva ospitato una sua mostra personale nel 1976.













venerdì 6 gennaio 2017

In 2009, Gian Berra, after having painted about 100 works of Baroque informal, closed the series with a final painting RED CHINA that sums up all the emotional content of the research. A work which contained a summary of an experimental path that is now being published and told in various stages. Minimal magic.

Red China and Venice and Gian Berra








Gian Berra: l'ultimo dipinto di informale barocco 2009 in minimal magic


Nel 2009, Gian Berra, dopo aver dipinto circa 100 opere di informale barocco, chiuse questa serie con un ultimo dipinto RED CHINA che riassume tutto il contenuto emozionale della ricerca. Una opera che conteneva in sintesi un percorso di sperimentazione che ora viene pubblicata e raccontata nelle varie fasi. Minimal magic.

Gian Berra: the last painting of informal Baroque 2009, minimal magic


In 2009, Gian Berra, after having painted about 100 works of Baroque informal, closed the series with a final painting RED CHINA that sums up all the emotional content of the research. A work which contained a summary of an experimental path that is now being published and told in various stages. Minimal magic.





Totem nothing
Nothing at all. Just as it is.
Represented in "nothing" to be or exist.
Void in nothing.
Safe haven.
Gian Berra

Totem nulla
Niente di niente. Semplicemente come è.
Rappresenta in "niente" di essere o esistere.
Vuoto nel niente.
Rifugio sicuro.
Gian Berra












Red China, ritaglio 1 : Assoluto

Questo è il ritaglio 1 del quadro Red China. Splende il campo di alluminio cromato che ruba gli occhi. Esso é lievemente inclinato come per allontanare un equilibrio assoluto. La mentalità occidentale ritiene necessaria la sicurezza di possedere di un equilibrio, ma ciò è la sua debolezza assoluta. La mentalità occidentale non ha una sicurezza, perché ritiene necessario un punto di partenza, e anche essa desidera un punto di arrivo. La mentalità occidentale vive correndo in cerca di auto realizzazione, ma non ha mete perchè ha delegato ad un concetto assoluto il suo sogno.
La mentalità della civiltà orientale (cinese) non concepisce concetti assoluti definiti. La civiltà cinese costruisce la sua sicurezza sul concreto di ogni attimo.
Essa cambia il suo orientamento seguendo gli istinti e l'esperienza.
La civiltà cinese ama lo sfondo di colore rosso, che indica la forza vitale completa di ogni suo aspetto, nessuno escluso.
La civiltà cinese ama le linee oblique perché indicano vitalità e movimento ( gli occidentali temono di perdere il contatto con la sicurezza).
Una linea nera spezzata disturba l'equilibrio, lo fa con arroganza perché è nel suo diritto. Fili di luce determinano i confini degli elementi figurativi, ma lo fanno senza sicurezza, perché ogni punto fermo è una illusione.
Per la mentalità cinese le illusioni sono un gioco. Per la mentalità occidentale le illusioni sono schiavitù e sono strumenti per guidare le coscienze verso la follia.

Immagine completa del quadro Red China con i suoi territori:

Red China, cutout 1, Absolute

This is the first crop of the picture Red China. Shining chrome aluminum field that the eyes steals. It is slightly tilted as if to ward off an absolute balance. The security Western mind considers it necessary to have a balance, but this is its absolute weakness. The Western mind has no security, because it believes need a starting point, and it also wants an end point. The Western mind lives running in search of self-realization, but no goal because delegated to an absolute concept his dream.
The mentality of the eastern civilizations (Chinese) does not conceive defined absolute concepts. Chinese civilization builds its security on the concrete of each moment.
It changes its orientation following the instincts and experience.
Chinese civilization loves the red background, indicating the complete life force of every aspect, without exception.
Chinese civilization loves the oblique lines that indicate vitality and movement (Westerners fear of losing touch with the security).
A black broken line disturbs the balance, it does so with arrogance because it is within his rights. light strands determine the boundaries of the figurative elements, but they do so without security, because every milestone is an illusion.
For the Chinese mentality illusions are a game. To the Western mind illusions they are slavery and have instruments to guide the consciences towards madness.

Full image of Red China framework with its territories:





















Red China, minimal magic 2: il senso di colpa

Ecco il ritaglio 2 di Red China in Minimal magic

La linea del cammino è chiara come un serpente scuro già tracciato. Basta seguirla anche perché è comodo. Sembra fermarsi in un luogo innaturale di metallo che luccica

Red China, minimal magic 2
Ecco il ritaglio 2 di Red China in Minimal magic
La linea del cammino è chiara come un serpente scuro già tracciato. Basta seguirla anche perché è comodo. Sembra fermarsi in un luogo innaturale di metallo che luccica. Attira l'attenzione, ma solo per un attimo, perché cola un po' di sofferenza lungo quel cammino.
Un occidentale a questo punto guarderebbe alla sua sofferenza patita e ne ricaverebbe malinconia, autocompiacimento o rabbia ( un islamico solo rabbia e frustrazione ).
Ma per la sensibilità di un cinese ( civiltà della Cina ) il percorso non dona importanza eccessiva a tali emozioni. Ci sono, esistono, ma è più importante osservare il campo rosso che sostiene il cammino. Non solo: Si sviluppano territori gialli frammentati appena attorno al territorio di lucente alluminio.
Per di più la mentalità orientale cinese osserva con interesse il percorso verticale quasi trasparente che attraversa la zona di alluminio.
Per lui è una zona interessante perché gli propone mille alternative, malgrado mille ostacoli che la attraversano.
Nella civiltà occidentale gli ostacoli vengono usati e affrontati per sfuggire i pesi dell'anima e per imboccare strade con entusiasmo, che nascondono il disagio del senso di colpa indotto, ( per un islamico vengono scartati, oppure sostituiti da altri percorsi già tracciati da altri ).
Per un appartenente alla civiltà cinese o giapponese gli ostacoli generano curiosità, ma non immediata azione. Essi fanno semplicemente parte della vita, e vissuti.

Red China, minimal magic 2
Here cropping 2 of Red China in Minimal magic
The line of the road is as clear as a dark snake already mapped. Just follow it because it is convenient. It seems to stand in an unnatural place from metal that glitters. Attracts attention, but only for a moment, because cola a little 'suffering on that journey.
A West at this point would look to his past pain and would procure melancholy, complacency or anger (an Islamic only anger and frustration).
But for the sensitivity of a Chinese (Chinese civilization) the course does not give too much importance to such emotions. There are, there are, but it is more important to observe the red field that sustains the journey. Not only that: They develop yellow territories fragmented just around the shiny aluminum territory.
Moreover the Chinese oriental mentality observes with interest the almost transparent vertical path that runs through the aluminum area.
For him it is an interesting area because it offers him a thousand alternatives, despite a thousand obstacles that cross.
In Western civilization obstacles are used and addressed to escape the soul weights and take roads with enthusiasm, which hide the discomfort of guilt induced, (for a Muslim are discarded, or replaced by other already traced by other routes) .
For a member of the Chinese or Japanese civilization obstacles generate curiosity, but no immediate action. They are simply part of life, and lived.


















Red China, minimal magic 3



Red China, minimal magic 3: La Paura

Ecco il ritaglio 3 di Red China in Minimal magic.

Ecco la strada, la via da percorrere perché è la sola che abbiamo a disposizione in questo attimo di vita. Noi nel percorrerla pensiamo che essa sia la sola … e camminando noi ci sentiamo sicuri. Come il pensiero occidentale esamina il suo cammino?
Il pensiero occidentale conosce i suoi limiti ma anche li nasconde a sé stesso. La mentalità assoluta occidentale non ammette errori non previsti, non ammette la sua debolezza. Il pensiero occidentale non ammette la Paura; esso ha paura della Paura. Il timore del pensiero occidentale è che anche la Paura sia assoluta.
La Paura come concetto assoluto non può essere dominata, ne esaminata, ne accettata. La Paura non ha una immagine, non può averla perché è assoluta e contiene tutte le immagini possibili.
La Pura è indefinibile.
Per il pensiero occidentale la Paura ha il valore malefico e assoluto del Male.
Il pensiero occidentale non può conoscere il Male, perché è il valore inverso del Bene. Il pensiero occidentale pensa di conoscere il Bene, ma lo confonde con i suoi interessi e con le sue idee e ideologie.
Le idee e le ideologie, e le religioni su cui fa affidamento il pensiero occidentale sono la rappresentazione dei suoi desideri e delle sue paure.
Ma essi non hanno il potere di creare relazioni con i concetti assoluti che creano tali concetti.
Il pensiero occidentale è cieco.
Il pensiero cinese rappresenta la Paura con infinite immagini con cui parlare in infiniti modi. Il pensiero cinese può temere la Paura, ma sa anche farsela amica e ingannarla o lusingarla. Per esso la Paura ha un valore grande, ma mai assoluto. Per il pensiero cinese esiste sempre una via di fuga o una alternativa.
Una strada conosciuta può essere ripensata e corretta e il cammino può continuare. Tutto è relativo.
Così nel ritaglio 3 il cammino scuro passa attraverso tante prospettive colorate e poi si dirama in una deviazione che genera angoscia.
E' la sfida che la cultura cinese vince alla grande sulla cultura occidentale.


Gian Berra 2016

Red China, minimal magic 3: The Fear

Here cropping 3 of Red China in Minimal magic.

This is the path, the way to go because it is the only one available to us in this moment of life. We follow it in we think that it is the only ... and walking us feel safe. As Western thinking examines his path?
Western thought knows his limits but also hides them himself. The western mentality does not admit absolute unexpected errors, he does not admit his weakness. Western thought does not admit Fear; it is afraid of Fear. The fear of Western thought is that the fear is absolute.
Fear as an absolute concept can not be dominated, they examined, he accepted. Fear does not have an image, it can not have it because it is absolute and contains all possible images.
The Pura is indefinable.
To Western thinking Fear has the evil and absolute value of Evil.
Western thought can not know the evil, because it is the inverse value of Good. Western thought think you know the Good, but confuses him with his interests and his ideas and ideologies.
Ideas and ideologies, and religions on which relies on Western thought is the representation of his desires and his fears.
But they do not have the power to create relationships with absolute concepts that create these concepts.
Western thought is blind.
Chinese thought is the Fear with endless images to talk in endless ways. Chinese thought may fear the Fear, but also knows how to have it friend and deceive or flatter her. Fear for it has great value, but never absolute. For Chinese thought there is always an escape route or an alternative.
A road known can be rethought and correct and the path may continue. Everything is relative.
So in the cutout 3 dark path goes through many colorful perspectives and then branches out into a detour that generates anxiety.
And 'the challenge that Chinese culture wins big on Western culture.

Gian Berra 2016





mercoledì 13 maggio 2015

Il cervello del porcello, poesia veneta di Gian Berra




18
Al cervel del porzel
Co vien al fret me barba Feltrin al copa
al porzel.
Sè na roba da far in tanti, anca i bocie
ghe toca laorar. Le vecie le ghe tende al fogo.
Prima i ciama al becher, par coparlo.
Lu sé pratico, non pensa a quel che al fa. Lu lo fa e basta.
I ciapa al sangue su na caliera, dopo i pica
la bestia par netarla ben.
Che bel porzel! Che san!
Cortei, anca na manera, e dopo su na gran tola
i tochi da pareciar, omi e femene insieme,
no se scherza, no.
Tento, ciapa al figà, ocio neta ben le budele!
Taiaghe ben le recie, al nas, neta ben la testa.
Meti via i oss che fon al brodo.
Ma le bale onde ele? Domanda un bocia.
Ma so mare, seria la ghe dis che i ghe le
avea taiade da ceo. ..
No la ghe dis parché. No se pol dir ai bocete cei
come fa i paroni, par no far cressar la zente.
Sul fogo caliere e tecie da tenderghe.
Pena sot al portego, i parecia i figalet
e le sopresse che le vegnarà picade.
Guai a chi le toca, gnanca vardarle!
Ma tuti saia tocheti de carne pena sfigolata.
Che bona, che sana col vin novo.
No serve al pan, gnanca al formai.
Ma la femena de Feltrin, al paron de casa,
la sa che ghe toca a ela far content al so om.
Su na tecia, ela sola la ghe tende al toco meio
del porzel.
La ghe porta la tecia diretta in tola.
Solamente par lu.
Feltrin al nasa sto tesoro e al
fraca entro al piron, al saia in boca.
Ghe ride i oci.
Al cervel del porzel sé solamente par lu.
Al magna tuto, al beve do goti de vin.
Al gode sto previlegio solamente suo.
Che bel essar al cervel de tuti, al pensa.
Ma par far sta roba, sé necessario
anca magnar un toco del cervel
de quei altri.
Gian Berra 2015
TRADUZIONE
18
Il cervello del porco.
Quando arriva il freddo mio zio
Feltrin uccide il porco.
E' una sosa da fare in tanti, anche ai bambini
tocca lavorare. Le vecchie custodiscono
il fuoco.
Prima chiamano il macellaio
per ucciderlo.
Lui è pratico, non pensa a quello che fa,
lo fa e basta.
Raccolgono il sangue su una pentola, poi
appendono la bestia per
pulirla bene.
Che bel porco! Che sano!
Coltelli, anche una accetta, e poi
su una gran tavola,
tutti i pezzi da lavorare.
Uomini e donne assieme,
non si scherza no.
Attento, prendi il fegato,
dai pulisci le budella!
Taglia le orecchie, il naso,
pulisci bene la testa.
Metti via le ossa,
che facciamo il brodo.
Ma dove sono le palle? Domanda un bambino.
Ma sua madre, seria gli dice che
gliele hanno tagliate
da piccolo...
Non gli dice il perché. non si può dire
ai bambini piccoli come
fanno i padroni a non far
crescere la gente.
Sul fuoco pignatte e padelle
da controllare.
Appena sotto il portico,
preparano le salsicce
e le sopresse che verranno appese.
Guai a chi le tocca! Nemmeno guardale!
Ma tutti assaggiano pezzetti di carne
appena sfrigolata.
Che buona, che sana col vin nuovo.
Non ci serve il pane
e nemmeno il formaggio.
Ma la donna di Feltrin, il padrone
di casa, sa che tocca a lei
far contento il suo uomo.
In una pentola, lei sola, bada al pezzo
migliore del porco.
Lei gli porta la pentola direttamente
in tavola. Solo per lui.
Feltrin annusa questo tesoro e
mette dentro la forchetta, assaggia
in bocca. Gli ridono gli occhi.
Il cervello del porco è solamente per lui.
Lo mangia tutto, beve
due bicchieri di vino.
Gode di tale privilegio,
solamente suo.
Che bello essere il
cervello di tutti, pensa.
Ma per fare così. è anche necessario
mangiare un pezzo di cervello
degli altri.
Gian Berra 2015


http://it-it.facebook.com/gian.berra



http://www.scribd.com/gianberra







La saggezza dei poveracci arricchiti, a Feltre.


Feltre, la meraviglia sconosciuta dell'ingegno dei veneti umili.

In dialetto veneto:

La sagezza dei can refati de Feltre.

Quà in tela via Mezaterra a Feltre, ma sul canton dei can refati, quei che no sera nobili, ma che i gavea fato un pochi de schei col so laoro. Lori no i fasea le case come i nobili. Lori i nobili i fasea o so palassi su lato nobile, de lori ghe parlarò naltra olta.
Quà invenze nissuni se incorze de sti tesori senza cultura. Nissuni ghe fa caso.
I can refati i gavea na anema semplice, puareta, ma co tanto sentimento. Ghe bastea do piere catade pena de sot, desmentegade dai veci romani. Ghe bastea metarle in piè e dopo tacarge sora un gran toco de legn. E sora do fenestre tonde copiade. 500 ani fa bastea poc par un pocheto de riguardo. No importanza, ma un pocheto de rispeto par la fadigha de vivar. No come quei che magnava sul laoro dei magna tera. Serietà, equilibrio, dignità ciapadi co pazienza e gran forza de far da lori soi.
Gran anema veneta, chi mai te riconosse la paziensa de aver sto coraio?
Situ mai bona de scaturarte almanco anquoi?
No gavon no massa temp, sveiate, sciupa for ala to coraio.
Scolta solamente la sagessa che ti ga 'ncora entro al cor. No scoltar nissuni, fa sto salt, ti da sola.
Solamente ti te sa trar fora al coraio da ti stessa.
Assa perdar chi dis de saver le robe, de conossar la storia.
Varda le to montagne, la tera coltada col to sudor.
Scolta solamente al to cor ferio, anca se 'ncora al soffre e pena de scondion, anca se milli ani i gha mestegà al to entusiasmo.
Coraio.
Gian Berra 2015


Traduzione:
La saggezza dei poveracci arricchiti, a Feltre.

Qua, in via Mezzaterra a Feltre, ma sul lato dei "can refati", i poveracci arricchiti, quelli che non erano nobili, ma che avevano fatto un po' di soldi col loro lavoro. Loro non facevano le case come i nobili. Loro, i nobili facevano i loro palazzi sul lato nobile della via. Di loro parlerò un'altra volta.
Quì invece nessuno si accorge di questi tesori senza cultura. Nessuno ci fa caso,
I can refati avevano una anima semplice, povera, ma con tanto sentimento. Aloro bastavano due pietre, trovate appena la sotto, dimenticate dai vecchi romani. Gli bastava metterle in piedi e poi posarvi sopra un gran pezzo di legno. E sopra due finestre copiate da qualche parte. 500 anni fa bastava poco, solo per avere riguardo. Non importanza, ma solo un po' di rispetto per la fatica di vivere. Non come quelli che vivevano sul lavoro dei mangia terra. Serietà, equilibrio, dignità conquistati la pazienza e gran forza di fare da soli.
Grande anima veneta, chi mai ti riconosce la pazienza di avere questo coraggio?
Sei capace di scuoterti almeno oggi?
Non abbiamo molto tempo, svegliati, sputa fuori il tuo coraggio.
Ascolta solo la saggezza che ancora porti dentro il cuore. Non ascoltare nessuno, fa questo salto da sola.
Solo tu sai far uscire il coraggio da te stessa.
Lascia perdere chi dice di saper le cose, di conoscere la storia.
Guarda le montagne e la terra concimata col tuo sudore.
scolta solo il tuo cuore ferito, anche se ancora soffre e pena di nascosto. Anche se mille anni hanno addomesticato il tuo entusiasmo.
Coraggio.

Gian Berra 2015


http://it-it.facebook.com/gian.berra



http://www.scribd.com/gianberra











domenica 3 maggio 2015

Amore e rabbia dell'anima veneta



L'anima veneta nasconde i suoi veri tesori, La maschera di Venezia è solo un inganno.


https://www.facebook.com/photo.php?fbid=745491348905096&set=a.135901406530763.25401.100003327143711&type=1&theater


mai aver paura del cul del leon!










LE PIERE SCONTE LE PARLA...

Varda la le piere da trar via, anca sul me paese ghe xe sta rovina.
Mur veci, strasse de storia che no conta 'gnent.
Cossa spetèli a farghe na casa nova,
na villeta o un condominio e
dopo picarghe na bandiera?
I xe sassi marzi, la nostra vera storia invenze la ghe xe
scrita sui libri, la do a Venessia.
Varda che vergogna, che strazio.
Che bruta figura ne toca far
co ste robe che xe solamente la storia
senza onor, dei puri grami.
Noialti veneti invenze semo forti e co orgoglio,
gavemo bisogno de sognar la gloria dei nobili, dei siori.
Xe lori che ne gha varnà par mili ani.
Lori i gha rispetà tute le nostre tradizion,
I ne gha fato vivar ben, co abondanza.
Anca i ne gha insegnà come vivar da veri cristiani,
a sopportar e
donando a lori co vero amor, anca se da servi.
Noialtri del popolo del Veneto,
ghe gavemo dato gratis tuta la nostra vita,
i nostri fioi e anca la nostra anema.
A nissuni de noialtri, se noi gavea schei, i ne
dato na istruzion, o na notizia del mondo.
Noialtri se viveva la vita dei servi,
e dess se caton co drento la anema
sta malatia i che ne fa
odiar de invidia, de sospetto tra de noialtri.
Dess la paura de tuto, ne fa osar par la rabia
de essar 'altra olta inculadi.
Osar, crepar de orgoglio ferio,
che la reson la xe sempre de quei pì furbi.
Ma no stè a tocarne i nostri paroni veci.
No, noialti se i ne cava sta ilusion
se caton co la anema voda,
ne par de morir, natra olta.
Saronsi mai boni de liberarne de sta
roba marza?
E vardar oltra?

Gian Berra 2015



Le pietre nascoste parlano...
Guarda le pietre da gettar via,
anche al mio paese c'è questa rovina.
Vecchi muri, stracci di storia
che non contano niente.
Cosa aspettano a farne una casa nuova,
una villetta o un condominio, e dopo
appendergli una bandiera?
Sono sassi marci, la nostra vera storia
è invece scritta sui libri,
laggiù a Venezia.
Guardali, che vergogna, che strazio.
Che brutta figura ci fanno fare
con questa cose che sono solamente la storia
senza onore, dei poveracci.
Noi veneti invece siamo forti e con orgoglio,
Abbiamo bisogno di sognare
la gloria dei nobili, dei signori.
Sono loro, che ci hanno protetto
per mille anni.
Loro hanno rispettato tutte
le nostre tradizioni.
Ci hanno fatto vivere bene, con abbondanza.
Anche ci hanno insegnato a vivere da veri cristiani,
a sopportare e donando loro con vero amore
anche se da servi. Noialtri del popolo veneto,
gli abbiamo dato gratis tutta la nostra vita,
i nostri figli e anche la nostra anima.
A nessuno di noi, se non pagava caro,
hanno dato un'istruzione
o una notizia del mondo.
Noi si viveva la vita dei servi,
e adesso ci troviamo dentro l'anima
questa malattia che ci fa odiare di invidia
e di sospetto tra di noi.
Adesso, la paura di tutto ci fa urlare
per la rabbia di essere inculati
un'altra volta.
Urlare, crepare di orgoglio ferito,
che la ragione è sempre dei più furbi.
Ma non osate toccarci i nostri vecchi padroni.
No, se a noi ci levano questa illusione
ci troviamo con l'anima vuota,
e ci pare di morire un'altra volta.
Saremo mai capaci di liberarci
di tutta questa
roba marcia?
E guardare oltre?

Gian Berra 2015




Rabbia e amore del popolo veneto che maledice la sua vecchia padrona Venezia










Al Genio desmenteghà...

I cortigiani dela cultura i lo ciamava Genius Loci. Lu al xera al protetor dei luoghi. Al ghe xera anca in laguna s'ntende. Quande Lu al gha visto tuti sti veneti scaturadi che i scampava dai zingani barbari che i vegnia dai deserti de l'Asia al gha alzà i oci a scoltarli.
Lori i gha nasà l'aria, i gha tocà la acqua e vardà la sabia ( no ghe xera sassi o piere). Dopo lori i lo gha sentì vivo e i gha domandà se i podeva farse na casa in qual posto.
Lu al gha sentì al coraio e l'orgoglio de quela zente, al capiva che lori i ghe portava rispetto. Lori i xera aneme bone.
Sì, al ghe a dito, se portarè rispeto a sto ambiente saria come portarlo anca a mi.
Deghe un ocio ala acqua, ala aria, ala tera 'dove metar casa, e oleghe ben anca col cor. Metè quà le vostre fameie e al vostro futuro.
No stè mai aver paura. Mi vardarò de farve star ben.
Dopo ghe fasso a tuti un regalo de un simbolo vecio e potente
che al vien da lontan,
xe al Leon dei grandi imperi.
Lu xe un Leon co tanta forza. Nol mostra i dent, mai al xe gha inrabià,
nol tira fora mai le onge, parchè nol ghe serve. Nol porta spade o altre monade.
Solamente quei che gha paura i fa ste robe.
Ma voialtri no ghavè bisogno de rognar.
Lori a gha dito de sì contenti, e i gha avuo un futuro bel.
Ma po xe rivadi quei che gavea la schita. E tuto se gha rebaltà.
Che sia ora de tornar a ciamar al Genio dela laguna 'naltra olta?

Gian Berra 2015


TRADUZIONE

Il Genio dimenticato...

I cortigiani della cultura lo chiamavano Genius Loci. Lui era il protettore dei luoghi. Lo era anche della laguna, s'intende.
Quando Lui ha visti tutti questi veneti spaventati, che scappavano dagli zingari barbari che venivano dai deserti dell'Asia. ha alzato gli occhi ad ascoltarli.
Loro hanno annusato l'aria, hanno toccato l'acqua, e guardato la sabbia (non c'erano sassi o pietre). Poi loro lo hanno sentirlo vivo e gli hanno domandato se potevano farsi una casa in quel posto.
Lui ha sentito il coraggio e l'orgoglio di quella gente, capiva che loro gli portavano rispetto. Erano anime buone.
Sì, ha detto loro, se porterete rispetto a questo ambiente, sarebbe come portarlo anche a me.
Date una occhiata all'acqua, all'aria, alla terra dove metter casa e volete loro bene anche con il cuore.
Mettete qua le vostre famiglie e il vostro futuro.
Non abbiate mai paura, Io guarderò di farvi star bene.
Poi, vi faccio un regalo di un simbolo vecchio e potente che viene da lontano.
E' il simbolo dei grandi imperi.
Lui è un Leone con tanta forza.
Non mostra i denti, mai si è arrabbiato, non tira mai le unghie
perché non gli serve.
Non porta spade o altre monate.
Solo quelli che hanno paura fanno questa cose.
Ma voi non avete bisogno di piantare rogne.
Loro hanno detto di sì contenti, e hanno avuto un bel futuro.
Ma poi sono arrivati quelli che se la facevano addosso,
e tutto è cambiato.
Che sia ora di richiamare il Genio della laguna
un'altra volta?


Gian Berra 2015


Da un vecchio mio intervento su Lepanto   :)







L'nganno della storia della battaglia di Lepanto
Venezia perse con tutta l'Europa, per vigliaccheria e impotenza cristiana.

Marcantonio Bragadin è un eroe?
Tutto il rispetto dovuto e un eroe che si è lasciato ingannare dai sui padroni che stavano comodi sulla laguna. Di sicuro il Doge e i suoi cortigiani hanno tirato un sospiro di sollievo. Avere un eroe vivo è scomodo, meglio avere un eroe martire che non può parlare. Il nostro eroe non ha potuto sapere che l'anno dopo la Grande Venezia si è trovata sola senza la rabbia del papa di roma... e ha rinunciato a Cipro ritirandosi in laguna con la coda tra le gambe. Poi che non si dica a nessuno che il nostro eroe, forse preso da rabbia e disperazione, prima di capitolare... ha fatto trucidare tutti i prigionieri turchi che aveva in consegna. Chissà se ci ha pensato prima di subire il martirio? Avrà forse maledetto i suoi padroni traditori? Comunque di certo non li ha perdonati. pace sia a te grande condottiero. Anche se a ben pensare non dovevi dar rifugio alle navi pirata cristiane, che come quelle turche facevano il lavoro sporco. Ma a che serve rivangare vecchie questioni. Tanto i cuori ingannati continuano a sognare... 
Gian Berra





Il 21 settembre a Venezia per esorcizzare la gran puttana che per mille anni ha
succhiato la vita del popolo veneto.

Sta roba la gho contada 'ncora:
Squasi ogni ano, quande che vien al 21 setembre, mi ciapo al treno che me porta zo a Venessia. Rivo zo quande che xe sul tardi dopo mizodì.
Vado tacà l'ambasciata de Francia a Venessia.
Me meto lè davanti e me giro verso Ovest e vardo al sol che al va dò
sora le case là in fondo, xe l'ora che Lu al pareggia i tempi:
Xe la magia che tuto xe in equilibrio.
Mi vardo Venessia che se calma, che tuto
par se ferma. Asso che al cor se libera,
ghe perdono a sta gran putana
vestìa ben, la so voia de sognar
massa grandezza, de aver desmenteghà
massa robe. Ma me lasso incantar
dela so magia. 
Ela la me entra sulla panza, col so incanto da furba
Sa ben come ciaparme.
Dopo ghe dighe grassie  anca al sol e sospire
co abandono.
Dopo taso, e scolto quel che vien. No serve parlar.
Dopo saludo tuti
e me porto casa l'incanto
co la anema neta...

Gian Berra



http://it-it.facebook.com/gian.berra



http://www.scribd.com/gianberra




http://baroccocreativo.blogspot.com/



http://venetoservo.blogspot.com/



http://gian-berra.blogspot.com/


http://gianberra.wordpress.com/




sabato 27 dicembre 2014

Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...




Il Piave tra Segusino e Vas. Il barchet, luogo di timore.



Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...

La vecchia foto è una cartolina, forse non è il luogo esatto del Barchet, ma quella è la strada che porta da Vas a Segusino. Forse non esistono foto d'epoca perché il luogo non aveva una gran importanza da essere fotografato, eppure durante la costruzione della ferrovia qualcuno ha fotografato la montagna di fronte nella fine del 1800?
Non si sa.
Il luogo è stato chiamato il salto del Diavolo ( al salt del Diol), a anche quando ero bambino negli anni '50 di parlava di un “Girlo assassino” che non perdonava chi andava in acqua.
Poi sotto il burrone ( per in bambino era altissimo) c'era tanta acqua verde e blu che faceva venire le vertigini.

Spiritus loci, Genius loci, ovvero spirito del luogo. Il Genius loci è un'entità naturale e soprannaturale legata a un luogo.
Anche dopo l'avvento del cristianesimo, malgrado fosse osteggiato dalla dottrina, queste entità continuarono e continuano ancora oggi ad esistere nella religiosità spontanea della gente ( come i Jiin nella religione islamica).
Così la gente, intuendo tale presenza paurosa diede nome al posto “Il salto del Diavolo”.
Segusino è un comune con tanti “luoghi misteriosi” che richiamano emozioni nascoste nella sua natura e scritte nel DNA dei suoi abitanti.


In cui figura un sorprendente:

Genius municipi Segusini (CIL, V, 7234; 7235)..... ?!

http://it-it.facebook.com/gian.berra



http://www.scribd.com/gianberra




http://baroccocreativo.blogspot.com/



http://venetoservo.blogspot.com/



http://gian-berra.blogspot.com/


http://gianberra.wordpress.com/


domenica 31 agosto 2014

Feltre nasconde l'anima veneta originale.



Onore a Feltre che nasconde l'anima veneta originale.

Passeggiando per Feltre scoprendo i tesori di una cultura che conserva silenziosa i suoi valori.


Una finestra lascia il messaggio per una porta verso la cultura autentica
del popolo veneto a Feltre


Feltre, L'autorità è umanità e misura.
Così mi saluta il finestrone del palazzo appena davanti alla fermata dell'autobus e mi fa compagnia mentre lo aspetto. 
Discreto, quasi severo parla di secoli di saggezza, ma anche di fermezza. I montanari sono gente pratica che conoscono la vita. Niente archi gotici orientaleggianti, niente maschere, nemmeno copie di capitelli classici. Niente ori o dipinti boriosi. La realtà si può misurare con la saggezza e l'accettazione. Ma sempre con fermezza e serietà. Il messaggio mi dona conforto. Non c'è bisogno di urlare certezze o pavoneggiarsi comprando decorazioni. Questa è l'anima veneta. Ma chi la vede mai? Chi mai ci ha ingannato con false bandiere o simboli per farci perdere la nostra forza?
Gian Berra 2014


Feltre, un attimo di attenzione a una fontanella
che ci dona lo spirito della cultura veneta originaria.


Feltre, acqua con amore.
Proprio dentro una strettoia, appena ad un palmo dalle automobili che ad ogni attimo la sfiorano. Ogni attimo è un pericolo per una ferita. La fontanella trema e sconsolata aspetta uno sguardo, ma invano. Ma io la vedo e lei mi strega. Resto nello spazio pericoloso come innamorato, e la gente mi guarda curiosa. Guardano me che guardo la fontana, e non capiscono.
Io sono rapito e felice, come se avessi avuto un messaggio dal paradiso. Che dono!
Quattrocento anni ha aspettato lei, la divina, per ricevere la mia attenzione.
Ora che ho adorato questa Dea veneta originale, posso tirare un sospiro di sollievo perché niente ancora è perduto. Se altri la vedranno ( ma sapranno “vedere”?) capiranno che non servono atri vecchi simboli marci e sepolti per riconoscerci. Basta così poco...
Gian Berra 2014


Feltre, pochi scalini per la porta del paradiso.



Feltre, Oltre la porta il paradiso.
Salgo gli scalini e vado sopra, non so dove.
Ecco scorci modesti, senza pretese. Non ingannano, ne pretendono attenzione. E' per questo che mi toccano dentro come piccole lame. E' la vita di sempre a Feltre, anche dopo centinaia di anni di umanità che vi ha vissuto. 
Appena più sopra, al tempo in cui venne la furia di Napoleone, gli spiriti ribelli di Feltre uscirono da questi angoli per distruggere le lapidi della Signora Serenissima e lavare i muri da quell'affronto.
Un attimo di emozione che ha rivelato l'orgoglio nascosto dentro le anime di questo popolo che ha subito per troppo tempo.
Ma non c'è fretta. A Feltre si ragiona per secoli.

Gian Berra 2014

Feltre è silenziosa, discreta. Feltre aspetta senza fretta che ritorni il tempo dei scoprire e adorare la vera cultura del popolo veneto.

http://it-it.facebook.com/gian.berra




http://www.scribd.com/gianberra