mercoledì 13 marzo 2013

L'anima perduta del popolo ignorante del Veneto e Segusino.


L'anima perduta dell'ignorante popolo veneto di Segusino

Segusino, la valle dei mulini, qua si sono rifugiate le anime
che ancora adorano la cultura nativa della nostra gente.



Sto terminando il libro di ricordi dedicato a mia nonna Maria Stramare.
Raccolgo qui in anteprima due poesie che mi sono state ispirate dai ricordi che ho di lei.
In dialetto e in italiano.

Nosele seche.

Ruma sul sest le nosele seche,
che st'inverno saron contenti de magnarle.
Netale ben e scarta quele mate.
Dopo frachele entro el sac e metale via,
dopo scondele ben e tento a no vardarle massa.
Co i riva da Treviso quei del dazio de Roma varda par tera,
e no alzar i oci.
Quei ladri i ta porta via al vedel ogni ano.
Attento a no vardar la caneva,
che i te porta via al formai e le sopresse.
Mostraghe i to fioi cei, mostraghe anca to nono,
e dighe coe lagrme sui oci,
che te toca vardarlo come sel fusse un bocia.
Dopo varda fora e fa finta de piander.
Atento che quei ladri i ga sempre rason!
Ti dighe sempre de si.
Quande i va fora ti sera la porta,
e no lementarte de aver na sopressa,
e anca doi toc de butiro de manco.
Sugate al nas e le lagreme,
Inciuca do la rabia e sospira.
Mandaghe un pensiero alla Madona,
e tasi.
Gian Berra 2013

TRADUZIONE:

Nocciole secche.

Rovista nel cesto le nocciole secche,
che questo inverno saremo contenti di mangiarle-
Puliscele bene a scarta quelle guaste.
Dopo infilale dentro il sacco e mettele via,
poi nascondele bene e attento a non guardale troppo.
Quando arrivano da Treviso quelli delle tasse di Roma.
Guarda per terra, e non alzare gli occhi.
Quei ladri ti portano via il vitello ogni anno.
Attento anon guardare la cantina,
che ti portano via il formaggio e i salami.
Mostragli i tuoi bambini piccoli,
mostragli tuo nonno, e di loro,
con le lacrime agli occhi,
che ti tocca assisterlo come se fosse un babino piccolo.
Dopo guarda fuori, e fai finta di piangere.
Attento che quei ladri hanno sempre ragione!
Di loro sempre di si.
Quando vanno fuori chiudi la porta,
e non lamentarti di avere un salame
e un pezzo di burro in meno.
Asciugati il naso e le lacrime.
Inghiotti la rabbia e sospira.
Manda un pensiero alla Madonna.
E taci.

Gian Berra 2013.


Un'altra poesia:



Scorri e non guardi agli uomini che ti anno tradito. Ariù fonte di vita

Omaggio al torrente Ariù che scorre da Stramare a Segusino. Poesia che farà parte del prossimo libro dedicato a mia nonna Maria.

Ariù, anima de acqua.

Acque gelade e mai ferme.
Mai strache e pi vece dei omeni.
Le vien dò da Stramare, do svelte par le crode sconte.
Le tira i oci a vardarle, come a domandarte
al parchè de sta pressa dei omeni.
Ma ste acque non no le se disturba a risponderte.
No le te varda gnanca.
Queste xe acque che ga da far, no le pensa massa.
No come ti che tu sta a vardarle. Par che le diga:
Dai ven zo a bere, dai svelto no pensar massa.
E mi salte le crode e mete i piè entro la posa.
L'acqua le bona e fresca come un regalo,
e dopo me par de star meio.
Tuti i pensieri de prima i xe scampadi,
senza aver da pregar nissuni.
La testa l'è libera e contenta de viver.
Par che l'acqua la ride.
Ma suito la scampa via.

Gian Berra 2013

TRADUZIONE:
Ariù anima di acqua.

Acque gelate e mai ferme.
Mai stanche e più vecchie degli uomini.
Vengono giù da Stramare, giù svelte tra le rocce nascoste-
Attirano gli occhi a guardarle, come a domandarti
di questa fretta degli uomini.
Ma queste acque non si disturbano a risponderti.
Non ti guardano nemmeno.
Queste sono acque che hanno da fare. Non pensano troppo.
Non come te che stai a guardarle. Sembrano che dicano:
Dai vien giù a bere, non pensarci troppo.
E io salto le rocce e metto i piedi dentro la pozza.
L'acqua è buona e fresca come un regalo,
e dopo mi sembra di star meglio.
Tutti i pensieri di prima sono fuggiti,
senza dover pregare nessuno.
La testa è libera e contenta di vivere.
Sembra che l'acqua se la ride.
Ma subito scappa via.

Gian Berra 2013






 
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