sabato 27 dicembre 2014

Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.



Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.

La violenza del pensiero assoluto contro i diritti dell'umanità.
Oggi la violenza di chi non fa peccato a massacrare in nome della !fede"




Il simbolo del leone di san marco, imposto dai templari della prima
crociata dei cristiani contro gli "infedeli".
Uccidevano con l'assoluzione di ogni peccato per le stragi
compiute in nome di Dio.


Mille anni fa, partivano da Venezia gli arditi della prima crociata, andavano in oriente a uccidere, stuprare, rubare e sterminare gli infedeli non cristiani. Si inventarono per primi la bandiera con il Leone feroce che teneva stretti una spada e un libro sacro. Il Papa di allora assicurò tali eroi della fede che non avrebbero commesso colpa alcuna, in quanto avrebbero compiuto assassinio e violenza in nome di Dio.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/manuale-isis-donna-schiava-1075469.html

Manuale Isis: "La donna è schiava"
Il manuale su come trattare le donne infedeli contiene indicazioni raccapriccianti sul modo di trattare le prigioniere trasformate in schiave


Gian Micalessin - Dom, 14/12/2014 - 09:29
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«È permesso avere un rapporto con una schiava anche se non ha raggiunto la pubertà a patto che sia adatta al rapporto. Se non è adatta si potrà trarne piacere, ma senza penetrazione».


Se pensate di non aver capito rileggete pure. É proprio così. L'aberrante prescrizione è uno dei tanti «consigli per l'uso» contenuti in «Domande e risposte sulla presa di prigioniere e schiave» (« Su'al wa-Jawab fi al-Sabi wa-Riqab »), un raccapricciante manualetto prodotto dal «Dipartimento Ricerca e Fatwa dello Stato Islamico (Isis)». Realizzato per rispondere alle perplessità di molti musulmani dopo la riduzione in schiavitù di migliaia di donne yazidi il manualetto sgombra il terreno da ogni dubbio spiegando che si tratta di un atto perfettamente in linea con i dettami del Profeta. «Le donne infedeli catturare e trasformate in beni dell'Islam - spiega il testo - ci sono concesse dopo che l'imam le ha distribuite tra di noi».

Detto questo il manualetto diventa una sorta di «tutto quel che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere sul sesso con le schiave». Anche perché la sola autentica maniacale fissazione degli epigoni del Califfato sembra la legittimazione delle proprie perversioni. Perversioni scrupolosamente certificate grazie alle citazione di versetti del Profeta che le trasformano in perversioni doc, in linea con le raccomandazioni del Corano. Il dubbio principale, ovvero se sia lecito o meno far sesso con una schiava, viene spazzato via grazie al versetto 23:5-6 del Corano. Un versetto che definisce assolutamente lecito e onorevole far sesso non solo con le mogli, ma anche con le donne catturate. Da lì in poi il manualetto diventa un autentico viaggio nelle «Mille e una notte» dell'orrore. Un orrore tanto meticolosamente codificato quanto disgustosamente ripugnante perché rivolto a giustificare le aberrazioni dei musulmani del Califfato. Chi ad esempio si domanda se sia possibile far sesso con una schiava immediatamente dopo averla catturata o comprata può metter da parte dubbi e incertezze. «Se è una vergine il padrone può avere un rapporto con lei subito dopo averne preso possesso. Se non lo è il suo utero dovrà prima venir purificato».

Chi invece pensa di risparmiare comprandosi una schiava in comproprietà rischia di restare deluso perché «non potrà avere rapporti sessuali con lei fino a quando l'altro o gli altri gli venderanno la loro parte». Anche l'acquisto di due schiave sorelle rischia di generare qualche scontento visto che «non potranno essere assieme durante il rapporto e chiunque abbia rapporti con una non potrà avere rapporti con l'altra». Le punizioni anche violente non rappresentano invece un problema. «Picchiare una schiava per ragioni disciplinari è assolutamente permesso» recita il manualetto citando come uniche eccezioni la frattura delle ossa, i colpi al viso o le bastonate inflitte dal padrone come forma di gratificazione personale o di tortura. Insomma la donna schiava è una sorta di animale a cui può venir fatto quasi tutto se si comporta bene, e a cui può esser inflitta una punizione durissima ed esemplare, morte e torture comprese, nel caso tenti di tentata fuga. «La fuga di una schiava o di uno schiavo è tra il più grave dei peccati... e deve venir represso in modo tale da fungere da deterrente per gli altri». Al pari di un animale o di una proprietà materiale una donna schiava è anche scambiabile, vendibile o trasferibile. Dal punto di vista dei servizi sessuali, evidentemente i più ricercati, una schiava ereditata comporta però qualche spiacevole limitazione. «Le donne schiave - spiegano gli imperturbabili esperti dell'Isis - vanno distribuite alla stregua di una proprietà personale. Ma possono fornire solo servizi, e non rapporti sessuali, se il padre o uno dei figli ha già usufruito di loro. O se vengono ereditate in comproprietà».

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