sabato 27 dicembre 2014

Ancora col Barchet a Segusino, quando gattarono un partigiano ferito sul Piave.




Il Piave tra Segusino e Vas. Il Barchet, luogo di violenza durante la seconda guerra mondiale
tra bande partigiane e fascisti.




Ancora col Barchet a Segusino,
Adesso ho rubato la foto giusta...
Al salt del Diaol a Segusino...
Avevo trascorso quasi un pomeriggio con quel signore di Segusino.
Poi parlando del “Barchet” e della ultima guerra, mi raccontava che in quel posto i tedeschi uccisero gente di Segusino. Poi aggiunse:
Ti ricordi di Settimo Pillon? Faceva parte degli “arditi” degli alpini. Gente che nella lotta della guerra uccideva tutti senza pietà. Lui era diventato un partigiano, e alla fine della guerra era stato catturato dai fascisti a Segusino e picchiato a morte e gettato giù dal “salt del Diaol” al Barchet di Segusino.
Prima di buttarlo giù nell'acqua, gli ruppero le gambe.
Riuscì nuotare malgrado le gambe rotte e a salvarsi. Era un uomo dal fisico forte ed era anche amico di tuo padre Paolo Berra...

Queste parole, questa rivelazione mi colpì. Sono cose che la gente preferisce dimenticare perché portano con sé rancori, vendette e amarezza. Era il tempo della guerra e non valeva la legge o l'ordine. Vinceva la forza da entrambe le parti.
Nessuno, o tutti avevano ragione...
Ma tanto tempo è passato, e così riporto le parole di quel signore, come a prendere coscienza di un periodo amaro, e riconoscere al fortuna che abbiamo oggi...
Spero di non aver risvegliato in nessuno cattivi ricordi... è solo una storia che mi hanno raccontato. Chissà se è vera?
E chissà quante ce ne sono...
Gian Berra


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La storia della biscia bianca, a Canton di Segusino. Gian Berra


La vecchia filanda a Canton di Segusino,


La storia della biscia bianca, a Canton di Segusino. Gian Berra

Avevo quasi quattro anni, era il 1950 e si viveva a Canton di Segusino.
Era un pomeriggio d'autunno, di cielo nuvoloso, e io ero riuscito a scappare al controllo della signora Erminia, lei badava a me quando mia madre lavorava in filanda.
Ero andato nel portico dietro casa mia ad esplorare curioso. Ricordo che ero vestito con un maglioncino chiaro e dei pantaloncini scuri, forse di velluto marrone. Ai miei occhi tutto appariva grande e nessuno disturbava le mi fantasie. Silenzio nella piazza. Qua non passavano macchine.
Mi misi a trafficare con delle fascine di rami, le tiravo di qua e di la a cercare qualcosa...
Poi dalle fascine uscì svelta una grossa biscia bianca, scattò di lato e fuggì chissà dove.
Io, impaurito mi misi a urlare e mi misi a piangere disperato.
Subito venne la Erminia che con la faccia tesa mi prese in braccio. Non capiva cosa era successo, ma con lei c'era anche un'altra signora più giovane che a sua volta mi prese in braccio e mi asciugava le lacrime. Lei disse: - Lo porto su dalla mia bambina...
Così mi portò a casa sua e fece le scale. Entrò in una cameretta e sollevò le coperte di un lettino e mi posò là dandomi una carezza. Io mi guardai attorno, accanto a me c'era una bambina piccola che dormiva. Aveva i capelli a caschetto e le guance rosse. La guardai con sorpresa, ma subito mi addormentai.
Poi, non so quando mi svegliai in braccio a mia madre che mi guardava impaurita, e mi dava baci.
Tutti parlavano della “Anda”, una creatura terribile, una biscia che mi aveva spaventato.
Poi quando il ricordo tornò parecchie volte, mi domandavo: Chi era quella signora? Chi quella bambina?
Ma l'estate dopo capitò quella gran confusione che intuisco appena, mi ammalai e lasciai Segusino. Ma sento così chiara la sensazione di meraviglia di bambino che vedeva quel mondo che mi stava attorno come se fosse un paradiso tutto da scoprire. Ogni cosa era meravigliosa, ogni cosa era una immagine da indagare, il mondo era così bello...
Nella foto, il portico era in quella parete un po' crollata con un buco.
Silveria Stramare mi ha detto che le bambine erano due sorelline, Annaa Maria e Pierina...




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Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...




Il Piave tra Segusino e Vas. Il barchet, luogo di timore.



Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...

La vecchia foto è una cartolina, forse non è il luogo esatto del Barchet, ma quella è la strada che porta da Vas a Segusino. Forse non esistono foto d'epoca perché il luogo non aveva una gran importanza da essere fotografato, eppure durante la costruzione della ferrovia qualcuno ha fotografato la montagna di fronte nella fine del 1800?
Non si sa.
Il luogo è stato chiamato il salto del Diavolo ( al salt del Diol), a anche quando ero bambino negli anni '50 di parlava di un “Girlo assassino” che non perdonava chi andava in acqua.
Poi sotto il burrone ( per in bambino era altissimo) c'era tanta acqua verde e blu che faceva venire le vertigini.

Spiritus loci, Genius loci, ovvero spirito del luogo. Il Genius loci è un'entità naturale e soprannaturale legata a un luogo.
Anche dopo l'avvento del cristianesimo, malgrado fosse osteggiato dalla dottrina, queste entità continuarono e continuano ancora oggi ad esistere nella religiosità spontanea della gente ( come i Jiin nella religione islamica).
Così la gente, intuendo tale presenza paurosa diede nome al posto “Il salto del Diavolo”.
Segusino è un comune con tanti “luoghi misteriosi” che richiamano emozioni nascoste nella sua natura e scritte nel DNA dei suoi abitanti.


In cui figura un sorprendente:

Genius municipi Segusini (CIL, V, 7234; 7235)..... ?!

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Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.



Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.

La violenza del pensiero assoluto contro i diritti dell'umanità.
Oggi la violenza di chi non fa peccato a massacrare in nome della !fede"




Il simbolo del leone di san marco, imposto dai templari della prima
crociata dei cristiani contro gli "infedeli".
Uccidevano con l'assoluzione di ogni peccato per le stragi
compiute in nome di Dio.


Mille anni fa, partivano da Venezia gli arditi della prima crociata, andavano in oriente a uccidere, stuprare, rubare e sterminare gli infedeli non cristiani. Si inventarono per primi la bandiera con il Leone feroce che teneva stretti una spada e un libro sacro. Il Papa di allora assicurò tali eroi della fede che non avrebbero commesso colpa alcuna, in quanto avrebbero compiuto assassinio e violenza in nome di Dio.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/manuale-isis-donna-schiava-1075469.html

Manuale Isis: "La donna è schiava"
Il manuale su come trattare le donne infedeli contiene indicazioni raccapriccianti sul modo di trattare le prigioniere trasformate in schiave


Gian Micalessin - Dom, 14/12/2014 - 09:29
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«È permesso avere un rapporto con una schiava anche se non ha raggiunto la pubertà a patto che sia adatta al rapporto. Se non è adatta si potrà trarne piacere, ma senza penetrazione».


Se pensate di non aver capito rileggete pure. É proprio così. L'aberrante prescrizione è uno dei tanti «consigli per l'uso» contenuti in «Domande e risposte sulla presa di prigioniere e schiave» (« Su'al wa-Jawab fi al-Sabi wa-Riqab »), un raccapricciante manualetto prodotto dal «Dipartimento Ricerca e Fatwa dello Stato Islamico (Isis)». Realizzato per rispondere alle perplessità di molti musulmani dopo la riduzione in schiavitù di migliaia di donne yazidi il manualetto sgombra il terreno da ogni dubbio spiegando che si tratta di un atto perfettamente in linea con i dettami del Profeta. «Le donne infedeli catturare e trasformate in beni dell'Islam - spiega il testo - ci sono concesse dopo che l'imam le ha distribuite tra di noi».

Detto questo il manualetto diventa una sorta di «tutto quel che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere sul sesso con le schiave». Anche perché la sola autentica maniacale fissazione degli epigoni del Califfato sembra la legittimazione delle proprie perversioni. Perversioni scrupolosamente certificate grazie alle citazione di versetti del Profeta che le trasformano in perversioni doc, in linea con le raccomandazioni del Corano. Il dubbio principale, ovvero se sia lecito o meno far sesso con una schiava, viene spazzato via grazie al versetto 23:5-6 del Corano. Un versetto che definisce assolutamente lecito e onorevole far sesso non solo con le mogli, ma anche con le donne catturate. Da lì in poi il manualetto diventa un autentico viaggio nelle «Mille e una notte» dell'orrore. Un orrore tanto meticolosamente codificato quanto disgustosamente ripugnante perché rivolto a giustificare le aberrazioni dei musulmani del Califfato. Chi ad esempio si domanda se sia possibile far sesso con una schiava immediatamente dopo averla catturata o comprata può metter da parte dubbi e incertezze. «Se è una vergine il padrone può avere un rapporto con lei subito dopo averne preso possesso. Se non lo è il suo utero dovrà prima venir purificato».

Chi invece pensa di risparmiare comprandosi una schiava in comproprietà rischia di restare deluso perché «non potrà avere rapporti sessuali con lei fino a quando l'altro o gli altri gli venderanno la loro parte». Anche l'acquisto di due schiave sorelle rischia di generare qualche scontento visto che «non potranno essere assieme durante il rapporto e chiunque abbia rapporti con una non potrà avere rapporti con l'altra». Le punizioni anche violente non rappresentano invece un problema. «Picchiare una schiava per ragioni disciplinari è assolutamente permesso» recita il manualetto citando come uniche eccezioni la frattura delle ossa, i colpi al viso o le bastonate inflitte dal padrone come forma di gratificazione personale o di tortura. Insomma la donna schiava è una sorta di animale a cui può venir fatto quasi tutto se si comporta bene, e a cui può esser inflitta una punizione durissima ed esemplare, morte e torture comprese, nel caso tenti di tentata fuga. «La fuga di una schiava o di uno schiavo è tra il più grave dei peccati... e deve venir represso in modo tale da fungere da deterrente per gli altri». Al pari di un animale o di una proprietà materiale una donna schiava è anche scambiabile, vendibile o trasferibile. Dal punto di vista dei servizi sessuali, evidentemente i più ricercati, una schiava ereditata comporta però qualche spiacevole limitazione. «Le donne schiave - spiegano gli imperturbabili esperti dell'Isis - vanno distribuite alla stregua di una proprietà personale. Ma possono fornire solo servizi, e non rapporti sessuali, se il padre o uno dei figli ha già usufruito di loro. O se vengono ereditate in comproprietà».

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