giovedì 27 settembre 2012

Google e i suoi primi 14 anni! Una Dea adolescente, ma pienamente matura!


Google and its first 14 years! A Goddess teenager, but fully mature!
Thursday, September 27, 2012 ...
The Goddess Google makes 14 years.
Google Goddess spiteful, conceited, fun-loving, smart, pretentious and rightly so selfish.
Google is special, it has an intriguing charm, can create, Picasso as a dependency with his love.
We can not do without.
But it's nice to fall in love with a teenage Goddess!

He can do what he wants, fascinates and falls in love and makes it a little 'too close. but never disappoints.
Thank you so much charm to your little girl!

Gian Berra 2012.

Ragazzina e Dea Google, grazie per il tuo fascino.

Giovedì 27 settembre 2012...
La Dea Google compie 14 anni.
Google Dea dispettosa, saccente, sbarazzina, furba, pretenziosa e giustamente egoista.
Google è speciale, ha un fascino intrigante, sa creare, come Picasso una dipendenza con i suoi innamorati.
Non ne possiamo fare più a meno.
Ma è bello innamorarsi di una Dea adolescente!

Può fare ciò che vuole, affascina ed innamora e rende un po' troppo legati. ma non delude mai.
Grazie tante al tuo fascino ragazzina!

Gian Berra 2012.



Gian Berra hippie nel 1977







lunedì 24 settembre 2012

Stramare di Segusino e il libro di Mariano Lio...



Omaggio al libro di Mariano Lio: Stramare, un borgo e un cognome.
Agorà libreria editrice.


Il libro di Mariano Lio di segusino
Ho ripreso in mano il libro che Mariano Lio mi ha regalato tempo fa.
Mi aveva colpito favorevolmente anche la prima volta che l'ho letto, ma ora vi ho scoperto nuovi significati e contenuti nascosti che non si notano ad una prima lettura.
Mariano Lio è un appassionato della sua terra e ama ricercare ogni riferimento storico ad essa legato.
Mi ha colpito il suo rigore ad elencare con infinita pazienza ogni riferimento relativo alla sua ricerca e ricercare testimonianze vive del ricordo di ciò che eravamo.
Mariano ha la stoffa dell'etnologo rigoroso. Inutile cercare riferimenti emotivi nelle sue ricerche. Lui riporta da vero storico ciò che è stato, traendolo da fatti e testimonianze che lui ha vissuto o raccolto.
Ma io raccolgo la sua ricerca e la vivo con le mia emozioni.
Leggendo la realtà quasi medioevale del borgo di Stramare, di Segusino, mi si strige il cuore per l'offesa incredibile che è stata fatta al nostro popolo veneto.
Donne e uomini miserabili, senza cultura o religiosità autentica. Servi e schiavi di una sottomissione culturale calcolata e terribile. Uomini è donne che nascevano servi nell'anima e nel corpo e morivano tali, convinti che questo fosse ovvio per loro.
Schiavi di un condizionamento religioso che li faceva alzare ogni mattina, e a coricarsi ogni sera pregando chiedendo perdono a Dio di essere nati.
Non ci si innamorava liberamente tra i giovani di Stramare. Non esisteva la parola amore. Solo le madri, se ne avevano l'energia o il tempo, potevano fare una carezza ai propri figli. Mai essi da bambini avevano ricevuto un bacio dal loro padre e tanto meno un abbraccio da grandi. Gli uomini di Stramare si vergognavano di ogni tenerezza. Non l'avevano mai conosciuta realmente.
Come in un piccolo islam, le donne andavano in giro con il fazzoletto in testa. E se erano anziane erano vestite tutte in nero.
Ma leggendo bene tra le righe c'è molto di più.
Povero Veneto, povera gente veneta. Derubata da secoli di ogni dignità ed umanità.
A chi parla bene di Venezia, raccomando di informarsi meglio su
questi padroni ottusi e maligni. Sono riusciti così bene e rendere un popolo intero una massa di servi al loro servizio. 
Spero nei giovani futuri.
Grazie a Mariano Lio.

Gian Berra 2012.



Altri siti di Gian Berra:








giovedì 19 aprile 2012

Sesso estremo sulle rive del fiume Piave vicino Pederobba, Covolo di Piave, Crocetta del Montello. Free book di Gian Berra.



Sesso estremo sulle rive del fiume Piave vicino Pederobba, Covolo di Piave, Crocetta del Montello. Free book di Gian Berra.
Racconto pagano per i veneti servi gratis in internet.


Menola e Il Morer - Gian Berra 2012. Il gelso magico di Menola. Storia pagana.

Lontano dalla confusione emotiva di un popolo che ha perso gran parte delle sue radici, a volta passeggio in cerca di poesia e rapporto con la Dea delle Dee: madre Natura è spesso indifferente alle scimmie umane.
loro da tempo nelle nostra terra hanno dimenticato che è Lei a darci la vita.
Passeggio tra i sassi delle rive del SACRO fiume Piave, e un giorno del lontano 2001 ho incontrato Menola che mi ha narrato questa vicenda tragica e intrigante. Sesso estremo, sesso hard nelle rive del Piave, vicino a Pederobba, Covolo di Piave e Crocetta del Montello.
Che emozioni riscoprire la forza degli istinti, ormai sopiti di un popolo veneto servo e indifferente alla vita.
Che sorpresa scoprire che in fondo all'anima della gente è nascosta la loro vera eredità.
Gian Berra 2012












domenica 8 aprile 2012

Pederobba. e ignoranza: Quando l'associazione culturale LA CRIOLA organizzava il campo in via Guizzatta a Covolo di Piave.

PEDEROBBA? Ignoranza consapevole?
Un ricordo del campo della ASSOCIAZIONE CULTURALE LA CRIOLA.
1998, Il campo della associazione culturale LA CRIOLA di Pederobba, Covolo di Piave - TV
Un pomeriggio al campo, una occasione di dipingere assieme ai pittori

 della ass. cult. LA CRIOLA.
Solo uno tei tanti incontri fatti dal 1996 al 1999, al campo in via Guizzetta 

a Covolo di Piave ( Treviso, Italy)



Il "campo della Criola" nacque attorno il 1996 con tutti i permessi in regola, con tanta gente che cercava libertà di pensiero e azione, con la creatività che cercava spazio.
Gian Berra e soci dell'associazione LA CRIOLA organizzarono decine di incontri:
Feste sociali e pittura all'aperto per adulti e bambini. Incontri di poesia New Age, incontri con l'istituto di psico sintesi di Padova, incontri con l'istituto Mediterraneo di Vicenza, Incontri musicali, Incontri di Yoga e ginnastica libera, corsi di pittura all'aperto, festa dell'equinozio di giugno, passeggiate sulle rive del Piave alla ricerca dell'anima della Natura, festa di Beltane e incontri liberi anche solo per stare assieme.

L'ass, cult, LA CRIOLA, aveva iniziato la sua attività nel 1991 e nel 1993 iniziò la sua attività creativa con i corsi pratici di pittura che durarono fino al 2005. in cui l'associazione terminò le sue attività. In tanti anni gli allievi dei corsi furono circa 800. Ha organizzato almeno 150 esposizioni di pittori nella nostra regione.

Ma nel 1999 il Campo della associazione culturale La Criola venne fatto chiudere d'autorità.
Tutti si domandavano il perché del fallimento, della fine del campo in via Guizzetta. Io Gian Berra ho tentato di spiegare loro in modo discreto la questione. Ma ho notato nei loro sguardi attoniti l'incredulità e lo smarrimento.
Non capivano il perché di tanta paura e odio verso l'attività dell'associazione.

Ora mi sento vecchio, e conservo le energie rimaste dopo tanto lavorare per la gente. Ma mi dispiace osservare la povertà culturale che è rimasta.
Ma io ho seminato un piccolo pugno di semi alle persone che mi hanno seguito per un po'.
Forse germoglieranno? Chi lo sa?

Gian Berra 2012.








I nuovi siti di Gian Berra:











Creatività e cultura a Pederobba: Quando la associazione culturale La Criola raccoglieva coscienze sensibili all'arte di rappresentare.
Dal 1993 al 2005 tanti anni di incontri e corsi di pittura. Tante mostre organizzate dai soci e da Gian Berra per sensibilizzare e arricchire la cultura di tutti.
In tanti anni circa 850 allievi e forse più, hanno sperimentato il fare creativo. Molte le mostre organizzate nel nostro territorio.
Ecco un riassunto di quelle serate.
Con affetto, Gian Berra.


Corso Pittura Totale Gian Berra






























giovedì 29 marzo 2012

Segusino, un racconto di Gian Berra free in internet







La valle dei mulini a Segusino,
grazie a Google che pensa sempre a tutti noi e ci ricorda la nostra storia prima che l'oblio cancelli le nostre radici.
Grazie Google, Gian Berra 2012






Due nuovo sito pieni di foto free...







Un racconto di Gian Berra del 2012. Inno a Pan e alle radici vive in tutti noi... testimone il morer, l'albero delle more.



Fenola e il morer.

Vicenda realmente accaduta nelle grave del Piave, tra Ciano e Covolo di Pederobba.... Là dove il Piave fa una grande ansa e gira deciso verso est, proprio di fianco a Crocetta e Ciano, le sue rive si allargano senza limite. E' possibile camminare per ore tra le lande sassose e non incontrare nessuno. Per questo ci vado spesso e tra erbe selvatiche e macchie rade di alberi fieri posso allargare lo sguardo sin dove può arrivare. Non ci sono limiti e così mi è facile lasciare che i ricordi prendano il colore dell'aria. Senza schemi la fantasia immagina e vive ogni realtà possibile. Sogna e ricorda, appunto. Se guardo verso sud lo sguardo è riempito dalla presenza del Montello, lunga e bassa collina che mi fa compagnia e incornicia come un abbraccio la riva di Ciano. E' facile fare tanta strada che poi, stanco, vorrei andare a ristorarmi un po'. Così quando arrivo alla croda granda, giro sicuro, e l'osteria di Fenola e proprio la vicino. Di mattina o di pomeriggio non c'è mai nessuno e Fenola è felice di poter parlare. Io del resto in tasca ho sempre di che pagarmi l'ombra di rosso. Qualche volta incontro anche Menico, sempre distratto e con lo sguardo scocciato. Quando lo vedo il cuore riprende a battere perché vorrei ascoltarlo ancora raccontare la sua storia, ma devo aspettare che Fenola sia di buon umore. Lui non vuole ascoltarla per niente. Lui è l'oste e va rispettato. Oggi è un pomeriggio di quelli. Svogliato e senza idee sto aiutandomi con un uovo sodo a finire il vino aspro di Fenola e guardo fuori i pioppi che sfumano verso le rive. Una volta , poco più in giù c'era una grande pozza d'acqua, quasi un lago, e la strada ci girava attorno. Sul lato accostato alla collina, la strada era solo un sentiero che girava per agli alberi. Questi formavano un bosco che si confondeva con la palude. Un grande morer solitario, imponente sulla riva , era il capo di tutti quegli alberi. Cresciuto senza padroni formava lui solo una macchia imponente. Pochi ci passavano accanto tranquilli o indifferenti. Lui chiedeva rispetto e l'otteneva senza fatica. L'ombra del morer era un regno a sé. Ed è in questo mondo sempre buio che… Forse non era stata una buona idea , ma Menico a volte non pensava. Si lasciava condurre così dai pensieri vaganti finché la strada non esisteva più. Si era avviato verso le grave anche se la sera ormai diventava quasi notte. Il fresco di settembre era appena accennato e l'aria calda ancora invitava a pensieri inquieti. Cosa cercare ancora tra quei sassi? Inquieto e svagato Menico aveva già dimenticato la giornata di lavoro e il buio lo chiamava senza ragione. Si accorse di essere lontano dal sentiero quando il fitto del bosco aveva già coperto la luce della sera. Il buio improvviso lo svegliò dal sognare e lasciò che un brivido freddo lo segnasse rapido come un lampo. Rallentò il passo, e cosciente del suo ritmo, con cautela proseguì verso l'acqua. Intuì il sospiro come se realmente potesse udirlo... ma appena tendeva l'orecchio il silenzio lo lasciava solo e deluso. Cos'era quel sussurro che non riusciva ad ascoltare? Furioso per ciò che gli sfuggiva, si sedette sulla sabbia, tra due grosse quercie, e guardando verso l'acqua vicina lasciò vagare l'attenzione come quando sognava. Lui sognava con la mente e i pensieri erano liberi, ma con gli occhi osservava il mondo da lontano. Così, ingannando la sua rabbia, lasciò entrare in sé ciò che non vedeva ne sentiva. Con la coda dell'occhio notò un movimento nel buio alla sua sinistra. Sapeva di non poter girare la testa, sentiva che se lo avesse fatto ogni cosa sarebbe svanita. Lo sapeva e basta. Si lasciò condurre dall'istinto e fingendo di guardare la palude, girò con prudenza il viso quanto bastava per osservare. E poi con infinita lentezza, cercando di nascondere la sua tensione, spostò lo sguardo con finta indifferenza. Sotto il gran morer un grumo scuro si muoveva. Non cercò subito di capire, ma lasciò che si rivelasse a lui la scena: Una figura grossa e ingobbita, piegata e tesa, era sopra un'altra figura seduta, appoggiata all'enorme tronco. Soffi e sbuffi e modi agitati rendevano tesa l'aria e Menico si sentì risvegliare il sangue. Il suo corpo non poteva ignorare il desiderio e già rispondeva al sogno nascosto. Il suo manico premeva nei calzoni e pretendeva attenzione: Quei due spandevano furia di vita con urla soffocate. Quello che stava sopra era fin troppo curvo sulla femmina, ma era instancabile e la faceva gemere quasi come un pianto sussurrato. Lei lo accoglieva abbracciandolo e tirandolo verso di sé muovendosi a ondate lente e ritmate.Poi poco alla volta il silenzio riprese a dominare gli attimi. I due rimasero ancora abbracciati in un'unica forma scura e Menico per paura di essere visto smise anche direspirare. Onde di odore muschiato solcavano come bassi sentieri l’aria tra i tronchi. Sembrava che anche gli alberi aspettassero l’apice che chiedeva sfogo e liberazione. Ma il temposembrava non passare mai e tutto era in attesa, in tensione; Menico viveva ciò come parte di ciò che accadeva. Menico già perdeva l’attenzione, un vago sonno ipnotico lo intorpidiva e lo rendeva pesante, lento… Per poco non si strozzò quando Lui si alzò: Un essere imponente, con legambe storte e la gobba, le spalle smisurate e la testa piccola, cercò di mettersi in equilibrio. Ma a Menico vennero i brividi quando vide e non volle credere. Quella creatura aveva i corni: eranopiccoli e curvati all'indietro come le capre. Menico si bloccò come fosse di ghiaccio. Lo sguardo si spostò allora su di Lei e la vide rilassata, appoggiata al grande morer, con le gambe aperte e le braccia abbandonate sui fianchi.Era bianca come la luna; liscia e quasi trasparente. Un corpo acerbo ma voglioso di vita. Il suo viso era delicato, piccolo e rotondo e risplendeva di riflessi azzurri. Capelli lisci e chiari le ricadevano sulle spalle. Un ciuffo d’argento filato spiccava superbo tra le cosce che accoglievano lo sguardo. Lei guardava il gigante con naturale interesse, lo squadrava e assorbiva la sua immagine… e vide Menico. Lei non mosse gli occhi, ma lo vide. Menico sentì in sé sciogliesi ogni volontà. Il mare infinito lo stava avvolgendo e sembrava annullare ogni pensiero. Tentò di ribellarsi mentre una parte di sé, ferita, gridava di non farlo. Il cuore sembrava scoppiargli nel petto e le mani artigliavano la sabbia. Con uno scatto doloroso staccò gli occhi da Lei e fu subito catturato dallo sguardo di Lui. Pupille di fuoco lo guardavano assenti e lo giudicavano. Poi divennero odio. Ora si era girato verso di lui. Le sue cosce pelose incorniciavano un pene appuntito ed esagerato. Nero nel nero. I piedi erano piccoli, quasi degli zoccoli, e vide anche un accenno di coda. Già il gigante stava per scattare quando Lei gli prese il polso peloso e lo trattenne.Menico si trovò bloccato a fissarli entrambi e tremando, finalmente ascoltò la sua paura. Scattò senza guardare e corse verso la strada senza neanche più pensare. Superò d’un balzo le rive solitarie e buie. Non vide i campi dove il granturco si seccava , ne sentì gli squittii impauriti delle pantegane disturbate. Corse e corse finché si ritrovò vicino alla casa dei signori Matiol. Poi si sedette e dietro un mucchio di fieno si lasciò andare ad un pianto senza vergogna.La luna da sopra lo consolava, ma era inutile. Menico si era bagnato i calzoni, e ora portava in sé il sogno più sogno di tutti. Non poteva tornare a casa così. No lui aveva visto Lei, e la sua immagine era fusa al suo cuore.Menico aveva visto Lui, e nessuno, oltre Lui sarebbe stato più terribile.Decise di rimanere con la luna, almeno per quella notte.

***
Bluette teneva stretto a sé Bronza. Lui furioso già stringeva nel sogno il collo dell’umano. La rabbia antica e la disperazione senza fine stava già cancellando il piacere che lei gli aveva dato. Ma Bluette non avrebbe permesso a Bronza furioso, di distruggere ciò che stava nascendo. Lo tirò a sé decisa e guidò con la mano il suo membro fiero dentro di lei. Lo strinse e lo abbracciò di nuovo con slancio e calore. Bronza avvertiva il fuoco e la rovina, ma il calore e l’umido profondo di Bluette cancellava e diluiva la tensione. Si lasciò cadere nel fondo di lei ancora una volta. Permisealle sue reni di seminare ancora vita. La sua.E Bluette ancora lo accolse in sé. Ancora e ancora... Viveva del suo slancio e gustava il suo fare.Poi pian piano la tensione svanì negli attimi. Ogni pensiero si placò, e Bronza si lasciò cadere nel letto di foglie accanto a Lei. Sognava ad occhi socchiusi ed assenti il piacere del nulla. Ora, appagato e quasi felice, lasciava che il filo rosso dell’ira rimanesse oltre l’attenzione e i ricordi. Lasciò lontani i pensieri di vendetta e di sangue e si addormentò.Lei invece incrociò le braccia sui seni nudi, immaginando un brivido di freddo. L’umano aveva visto lei e Bronza. Ciò la stupiva. In tutta la sua vita di ninfa umida mai aveva notato umani che potessero vedere il popolo della vita.Quelle scimmie arroganti erano cieche al grande mondo.Ma l’umano era un giovane maschio e lei aveva catturato la sua attenzione. Aveva ancora in sé il piacere dell’abbandono a Bronza. Ma il brivido sottile della conquista dell’umano era dolce come il miele. E in autunno il miele era finito. O no?
***
Menico non tornò a casa quella notte. Dormì nel fienile accanto alla fontana piccola. Poi si fece vedere affaccendato nell’orto di casa. Come si fosse alzato presto. Sua madre gli chiese qualcosa, ma poi non ci pensò più e lo lasciò stare.Menico invece non vedeva più le cose. Che ora era? Dove doveva andare? Ma oggi cosa c’era da fare? E i fianchi levigati di Lei erano li davanti a lui e chiedevano di essere accarezzati. La pelle di fanciulla, lucida e azzurrina era senza forma solida, ma prendeva quella del suo desiderio. Gli occhi di lei erano uno spicchio d’infinito e lo supplicavano di venire ad adorarla. La sua bocca da bambina era un frutto da gustare…La pancia di Menico era una tensione che voleva. Il sesso di Menico pretendeva. E la giornata non sapeva di nulla. Lui era solo. Ma stasera sarebbe tornato là. Certo che sì! Desiderava Lei come la vita. Le sere di settembre qui sul Piave di Ciano, sono lunghe e ancora calde e i profumi dell’estate indugiano nell’aria senza vento. Ma un vago senso di inquietudine, nascosto sotto la crosta delle cose che si vedono, rende inquieti i cuori. Specialmente quelli che si vogliono incontrare e hanno fretta di toccarsi e gustare il fatto di esistere. Così Menico si avvicinò quasi di corsa al bosco del morer, ma poi quando fu a pochi passi si nascose e rimase ad ascoltare. Nulla e nessuno era presente. Echi lontani sottolineavano un silenzio indifferente alla sua tensione. Si avvicinò al morer e la sabbia nulla diceva dei ricordi che lui si portava dentro.Sedette appoggiandosi al tronco e poco alla volta si lasciò avvolgere dalla penombra. La accettò come parte di sé e i pensieri si placarono. Bluette lo sentì quando era ancora nascosta sul lato fitto del bosco. Piano si avvicinò, studiando la sua attenzione. Ancora lui non l’aveva vista, ma sembrava sicuro di sé: lui nascondeva bene il suo desiderio. Lui la voleva: un umano!Si avvicinò ancora un poco e uscì con prudenza dall’ombra oscura di un’acacia, proprio di fronte la radura.E Menico che sognava ad occhi aperti non la vide finché una scintilla illuminò il punto nascosto del suo occhio destro e accese il suo desiderio. Il cuore ebbe un sussulto e si bloccò il respiro. La sua schiena si irrigidì e da solo il suo sguardo seppe dove guardare. La vide che usciva dal buio come se camminasse su una nuvola. Lei splendeva di luce propria e lo guardava sicura di sé. Le sue braccia cadevano naturali incorniciate dai lunghi capelli e il seno piccolo ma fiero si mostrava. Il ventre invitava al suo ciuffo di vita e le sue lunghe gambe si muovevano appena, lente e sicure. Lui venne catturato da qurgli occhi. Erano un mare su cui annegare.Quando Lei le fu vicina gli parve di entrare nella luce che la avvolgeva e il mondo di sempre non esisteva più.Non furono necessarie parole e lui non ricordò mai di averla toccata. Ma quando lui entrò in lei era come se si fosse annullato nel grande mare della vita e perse la sua identità sognando e gustando il suo abbraccio. Aveva provato il paradiso e non desiderava altro. Sentiva le sue forme e accarezzava il suo velluto e ogni carezza era quella più dolce. La voluttà di esistere e vivere era una realtà concreta. L’umido in cui si muoveva era l’invito ad una eternità di estasi senza fine…Poi gli occhi di lei che lo guardavano dentro, lo lasciarono giocare coi colori e l’infinito. Lui seppe quando questo finì. Quando poco alla volta il riposo lo riportò al mondo. Con lei vicino che lo guadava, lui sentì senza soffrire il distacco. Lei non permise al suo cuore di soffrire e gli rimase
vicina finché il sonno lo vinse.
°°°
Bluette lentamente si staccò dall’umano. Leggera come una foglia gli permise di rimanere nel sogno che lo rapiva e gli regalava vera gioia. Lei aveva conquistato il suo cuore e lui oraera suo per sempre. Ora quella scimmia umana aveva sperimentato l’infinito e il suo sguardo vagava oltre la nebbia di sempre.Lei sentiva in sé la forza che lui le aveva dato col suo desiderio. Aveva un sapore diverso da quella che Bronza le regalava: quella di Menico non sapeva di arroganza. Era piuttosto simile a quella dei bambini che non hanno limiti e osano il gioco, ma vogliono anche essere rassicurati.Così grazie al legame che lei aveva creato, avrebbe mantenuto in sé quel nuovo sapore. Un colore nuovo la colmava dentro e Bluette sapeva di avere vinto.Poi l’aria fredda della notte svegliò Menico, che stupito di ritrovarsi lì, si rivestì svogliato. Non vide la luna, e il buio attorno a lui era come una coperta di velluto. Lei non c’era più. Ma era come se fosse ancora con lui. La sentiva dentro come una cosa conquistata. L’aveva fatta sua. Una parte di sé la voleva toccare, e guardare ancora negli occhi; ma sapeva che non sarebbe più venuta. Aveva toccato il cielo e le cose non sarebbero più state le stesse. Menico si avviò mesto verso Ciano. Ora gli occhi vedevano le ombre degli alberi quasi vive, e lontano sul Montello notò strani riflessi che saettavano sopra il bosco. Sentì la civetta chiamare, e per la prima volta non provò fastidio; anzi, avrebbe voluto rispondere al saluto. Bastò questo a donargli un poco di calore. Menico sentiva la vita scorrere attorno a sé, e questa sensazione lo riempiva e lo confortava… Menico non era più solo.
°°°°
Alcuni anni dopo, in un pomeriggio di settembre, Fenola era inquieto. Lo era sempre quando venivano alla sua osteria Menico e Gian. Quei due sembrava si mettessero d’accordo. E venivano sempre negli orari più strani. Oggi che giorno è? Già oggi è venerdì e domani cominciano ad arrivare i villeggianti da Treviso e i Veneziani. Sono loro che riempiono l’osteria ogni fine settimana. Se Fenola dovesse contare sugli abitanti di Ciano o di Covolo, lui avrebbe già chiuso l'osteria. Vede in lontananza quei due che si salutano: Menico torna verso Ciano e Gian si incammina giù per le grave, verso Covolo. Già, Tra Fenola e Menico c’è una vecchia ruggine... Fenola ricorda quella volta che suo padre, l’anno prima che morisse e che gli lasciasse l’osteria in eredità, volle tagliare il grande albero delle more per farne legna. Chiamò due suoi amici ad aiutarlo. Abbatterono il grande tronco con fatica e sudore, ma la legna durò parecchio. Ricorda che quando Menico venne a saperlo, corse all’osteria a urlare che avevano fatto una cosa schifosa. Era la prima volta che vedevano Menico infuriato, tutto rosso in faccia. Sembrava matto, e poi si era messo a piangere come un bambino! Prima sua madre e poi anche gli altri presenti lo avevano confortato offrendogli un’ombra di vino rosso e un panino con le sardelle. Poi Menico si calmò e non se ne parlò più. Menico non si era mai sposato e viveva da solosulle rive, ma almeno una volta alla settimana veniva all’osteria. Ma per i gusti di Fenola era troppo imbambolato. Ora comunque c’era da preparare l’osteria per il fine settimana…Già. So bene che vi faccio perdere tempo a rinvangare vecchie storie. Ma tengo a precisare che di certo qualcuno l’ha visto. Nessuno ne vuole parlare e se ne vergogna. Ma a me non importa. Voglio dirlo almeno una volta qui che nessuno mi conosce e anche se mi prende per matto non me ne frega niente.Si dice che un’ombra scura ogni tanto saetta là dove c’era una volta il grande albero delle more.L’ombra è nera e grande, sembra abbia anche le corna e la coda. Qualcuno ha visto gli occhi di quel mostro: sono rossi e pieni di furia e d’ira.
Chi ha visto quel diavolo, in quel posto non ci è più tornato.

©2012 Gian Berra   




Grazie Google, ecco Riva grassa a Segusino. Per quanto resterà integra come un ricordo di quando eravamo  servi, ma con tanta umanità....
















Tante nuove foto di Segusino free in internet...





Ecco on line un nuovo sito carico di tante foto free in internet che raccontano il comune di Segusino e la sua gente. Foto di Segusino, Riva grassa, Stramare, Milies..
Ho vissuto gli anni passati a segusino come una avventura senza limiti. Per questa ragione propongo il mio amore per questa terra che mi ha visto nascere.
Gian Berra 2012

https://sites.google.com/site/segusinosite/







Segusino, Milies, Nanni della Marianna nel 1985. Nanni non c'è più, ma rimane il ricordo di un uomo di grande saggezza e onestà. Dimenticato dalla gente che non riconosceva il suo valore. Con lui ho parlato di cose preziose come l'orgoglio e la pazienza di un popolo veneto che ha dimenticato sé stesso. Gian Berra.



Il vecchio pozzo a Milies di Segusino negli anni ottanta. Un ricordo dimenticato senza rimpianto. Un luogo sacro di vita che non commuove più nessuno. Gian Berra.


Un altro nuovo sito contante foto inedite, un regalo di Gian Berra:
https://sites.google.com/site/pederobbasite/


Milies di Segusino, uno scorcio di tanti anni fa scattato da Gian Berra nel 1985







venerdì 9 marzo 2012

Pederobba, Onigo, Mura bastia e L'Osteria da Rafael: tutti indicano il cielo...



Solo le vecchie Mura Bastia a Pederobba salutano per l'ultima volta
la vecchia e ignorata osteria da Rafael a Covolo di Piave.
Un popolo servo non ama le sue radici
e non sogna il suo futuro.




Barba Nanni è disperato e quando è pieno di vin clinto straparla. Eppure a me piace ascoltarlo quando è seduto appena fuori dallo stand della pro loco e guarda il campanile come se vedesse il creatore della realtà che vive ogni giorno a Pederobba.
Non dovrei prendere nota dei deliri di un vecchio dall'anima disperata. ma come fare finta di niente? Proprio ora che la crisi forse risveglia gli animi...
Barba Nanni se la prende con tutti e non usa internet per fortuna.
Ecco cosa diceva in quello stato poco lucido:
Parole di Nanni:
....ma perché adesso ci tengono tanto a quelle benedette Mura bastia? Sono solo vecchi sassi che nessuno ha mai degnato di uno sguardo, e ora sono diventate preziose.Che schifo. Ora hanno chiamato quelli della sovraintendenza alle antichità. Forse devono farli lavorare? Forse così Onigo e Pederobba diventano importanti e attirano prestigio? Forse la storia di queste terre è di botto diventata importante?
Lustro per la nostra gente?
Ma che frottole? Quei sassi vanno bene solo per recupero di materiale. Come hanno fatto bene a demolire quel rudere a Covolo di Piave. Si, avete capito bene, parlo dei quelle quattro mura marce che erano l'osteria da Rafael  in via Barche vicino al Piave.
Pensate che c'è qualcuno che piange quel rudere! Nessuna sovraintendenza archeologica o storica ha mai detto la sua. La burocrazia vive di carte e non ha anima. Per fortuna.
Hanno fatto bene perbacco. Io lavoro alla pro loco e guardo al campanile. Io sono un vecchio alpino e sevo il mio popolo con tutto me stesso. Fortuna che sono veneto e vivo di sopressa, polenta, vino. Io canto la montagna e amo le garzette. Guai a chi le tocca. E se non capite bene ciò che dico... mia moglie segue il gruppo di preghiera e si sente quasi santa.  Cosa...

Ecco, basta così, Barba Nanni mi ha stufato. Non sa cosa dice: è il vino che parla assieme alle luganeghe che gli rendono lo stomaco pesante. Chiedo scusa ma non lo ascolterò più-
Almeno per oggi.


Pederobba, le Mura Bastia aspettano in silenzio.


Barba Nanni es desesperada, y cuando está lleno de caliente straparla Clinto. Sin embargo, me gusta escuchar a él cuando está sentado a las afueras de la cabina del turista local y ver la campana como si viera el creador de la realidad que vive todos los días para Pederobba.
No debería tomar nota de los delirios desesperados de un alma vieja. Pero, ¿cómo ignorarlo? Ahora que la crisis podría despertar las mentes ...
Barba Nanni se enoja con todos y no utilizar el Internet para la buena suerte.
Esto es lo que se dijo en ese pequeño y brillante:
Las palabras de Nanni:
Por ahora .... pero que nos son propios a esos benditos muros fortificados? Soy sólo viejas piedras que nadie se haya molestado en mirar, y ahora se han convertido en preziose.Che apesta. Ahora se llama la supervisión de las antigüedades. Tal vez haya que funcionen? Tal vez sea así, y Onigo Pederobba ser importante y atraer prestigio? Tal vez la historia de esta tierra se ha convertido de repente en tan importante?
Shine a nuestro pueblo?
Pero esas tonterías? Estas rocas sólo son buenos para la recuperación de materiales. ¿Cómo les ha ido bien para demoler las ruinas en Covolo di Piave. Sí, has oído bien, hablo de esas cuatro paredes que estaban podridos en la taberna de Rafael en los barcos cerca de la Piave.
¿Crees que alguien que llora que ruina! No existe ningún mecanismo de supervisión arqueológico o histórico que nunca le ha dicho. La burocracia vive de las tarjetas y no tiene alma. Afortunadamente.
Lo han hecho así mira por dónde. Yo trabajo en el turismo local y ver la torre. Soy un viejo alpino y el sebo a mi pueblo con todas mis fuerzas. Por suerte, son Venecia y en directo suprimida, la polenta, el vino. Yo canto las montañas y me encanta las garzas. ¡Ay de quien los toca. Y si usted no entiende bien lo que digo ... Mi esposa sigue el grupo de oración y se siente casi sagrado. ¿Qué ...

En este caso, eso es suficiente, Barba Nanni guiso de mí. No sabe lo que dice es el vino que le habla a luganeghe juntos que hacen que el estómago pesado. Pido disculpas pero no estoy de oír más-
Al menos por hoy.

Pederobba, osteria da Rafael finalmente demolita per sempre.
Barba Nanni está desesperado, e quando ela é cheia de mulled Clinto straparla. Mas eu gosto de escutá-lo quando ele está sentado do lado de fora da cabine do turista local e ver o sino como se visse o criador da realidade que ele vive todos os dias para Pederobba.
Eu não deveria tomar nota de delírios desesperados de uma velha alma. mas como ignorá-la? Agora que a crise pode despertar as mentes ...
Barba Nanni fica bravo com todo mundo e não usa a internet para dar sorte.
Aqui está o que foi dito naquele brilhante pouco:
Palavras de Nanni:
Por enquanto .... mas nós prezamos a essas muralhas da fortificação abençoados? Eu sou apenas pedras antigas que nunca ninguém se preocupou em olhar, e agora tornaram-se suga preziose.Che. Agora chamado a superintendência dessas antiguidades. Talvez mandá-los trabalhar? Talvez por isso Onigo e Pederobba tornam-se importantes e atrair prestígio? Talvez a história desta terra, de repente, se tornam importantes?
Brilhe para o nosso povo?
Mas que absurdo? Essas rochas são apenas bons para recuperação de materiais. Como tem feito bem para demolir as ruínas em Covolo di Piave. Sim, você ouviu-me bem, eu falo daquelas quatro paredes que eram de podre na taverna de Rafael de barcos perto do Piave.
Você acha que alguém que chora que a ruína! Nenhum mecanismo de supervisão arqueológico ou histórico nunca disse a ela. A burocracia vive de cartões e não tem alma. Felizmente.
Eles fizeram bem pelo amor de Deus. Eu trabalho no turismo local e observar a torre. Eu sou um alpine antigo e sebo meu povo com todas as minhas forças. Felizmente eles são Venetian e ao vivo suprimida, polenta, vinho. Eu canto as montanhas e eu amo as garças. Ai de quem tocar nelas. E se você não entender bem o que eu digo ... Minha esposa segue o grupo de oração e sente-se quase sagrado. O que ...

Aqui, isso é o suficiente, Beard Nanni ensopado de mim. Não sei o que ele diz é o vinho que fala a luganeghe juntos que fazem o estômago pesado. Peço desculpas, mas eu não ouço mais-
Pelo menos por hoje.

Il nuovo sito su Pederobba con tantissime foto inedite di Gian Berra
https://sites.google.com/site/pederobbasite/

Il nuovo sito su Segusino:
https://sites.google.com/site/segusinosite/












venerdì 3 febbraio 2012

Pederobba, una radice veneta strappata per sempre da Covolo di Piave...


Pederobba, una radice strappata per sempre a Covolo di Piave.


Il libro di Gian Berra lo puoi trovare in internet cercandolo su Google


oppure




C'era una volta a Covolo di Piave, nell'antico comune di Pederobba, un esempio di vita semplice e genuina. Forse era una vita povera da sevi ignoranti e sottomessi prima a Venezia e poi ad un re che veniva da lontano. Era gente povera che serviva da secoli poteri cattivi ed egoisti.
ma era gente che si alzava ogni mattina pregando di soddisfazione di essere ancora viva. E a loro pareva di non possedere altro.
Che miseria! Eppure pensava di avere ciò che bastava loro.
Avevano la paura dentro il cuore e perciò odiavano il vicino che aveva una patata il più. Non avevano terra ne ricchezze e ogni azione doveva essere pagata cara e richiesta a qualcuno che sapeva le cose.
I servi controllano gli altri servi per ottenere i favori del padrone.
I servi si odiano tra di loro e i padroni erano felici.
La gente del popolo era ed è ancora divisa dall'ignoranza ma se la tiene stretta come un tesoro. Non può farne a meno perché non ha più radici o tradizioni.
Non ama sé stessa e nemmeno la sia storia di lacrime e miseria.
per questa ragione odia il suo passato e cancella ciò che rimane della sua anima.
Così nessuno si è accorto ( o ha fatto finta ) che una radice della sua storia è stata strappata: l'osteria di Rafael a Covolo di Piave non c'è più:

Google ci fa un regalo


Era quasi primavera, tutti sapevano ma nessuno parlava. A chi interessa la vecchia osteria da Rafael a Covolo di Piave a Pederobba?



Sono solo vecchi muri marci pensava la gente veneta. E' meglio farli sparire e portare pulizia e decoro. Cancelliamo lo scandalo della povertà e della miseria che fa fare brutta figura ai servi di una volta. ora siamo tutti distinti signori: siamo diventati anche noi padroni di qualcosa e ci sentiamo più puliit e onorevoli e degni finalmente di rispetto.

Era uma vez em Covolo di Piave, na antiga cidade de Pederobba, um exemplo de vida simples e genuíno. Talvez fosse uma vida de pobreza e ignorância do sebo submetido primeiro a Veneza e, em seguida, a um rei que veio de longe. Era gente pobre que serviu durante séculos os poderes do mal e egoísta.
mas era as pessoas que receberam todas as manhãs orando satisfação de ainda estar vivo. E eles pareciam não ter outro.
Que miséria! No entanto, ele pensou que era o suficiente para tê-los.
Eles temem que o coração e, portanto, odiava o vizinho que tinha uma batata tanto. Eles tinham terra e da riqueza que a participação de cada ser pago para alguém querido e pedir que ele sabia das coisas.
Os servos controlar os outros servos, para obter o favor do senhorio.
Os servos se odeiam e os proprietários foram felizes.
As pessoas comuns era e é ainda dividida por ignorância, mas se você mantê-lo apertado como um tesouro. Não pode ajudar nisso, porque ele não tem raízes ou tradições.
Ele não gosta de si mesma, nem é a história de lágrimas e miséria.
por esta razão que ele odeia seu passado e limpar os restos de sua alma.
Então, ninguém percebeu (ou fingiu) que uma raiz de sua história foi dividida: a pousada Rafael Covolo di Piave se foi:


Siamo veneti, figli d'Italia e anche europei. Esportiamo nel mondo il nostro lavoro e ne siamo fieri. I nostri figli ci seguono e ci ringrazieranno perchè lasceremo loro una terra pulita e ordinata e in ordine. Non lasceremo loro il nostro cuore che contiene solo paura di essere stati poveri e senza radici. Oggi la nostra umanità sono solo la nostra ricchezza e il campanile nuovo. Cosa volete mai da moi che abbiamo tanto lavorato con rabbia?

Érase una vez en Covolo di Piave, en la antigua ciudad de Pederobba, un ejemplo de vida sencilla y auténtica. Tal vez fue una vida de pobreza y la ignorancia a partir de sebo sometido primero a Venecia y luego a un rey que venía de lejos. Era gente pobre que sirvieron para las potencias siglos malos y egoístas.
pero era gente que se levanta cada mañana rezando la satisfacción de estar aún con vida. Y parecían no tener otro.
¡Qué miseria! Sin embargo, pensó que era suficiente para tenerlos.
Temen en el corazón y por lo tanto, odiaba el vecino que tenía una papa más. Ellos tenían la tierra y la riqueza que cada acción que se pagará a alguien querido y pedir que él sabía las cosas.
Los servos controlar a los otros sirvientes para obtener el favor del propietario.
Los sirvientes se odian entre sí y los propietarios eran felices.
La gente común era y sigue dividido por la ignorancia, pero si se mantiene con fuerza como un tesoro. No puedo evitarlo, porque no tiene raíces y tradiciones.
Él no gusta a sí misma, ni es la historia de lágrimas y miseria.
por esta razón que odia su pasado y borrar los restos de su alma.
Así que nadie se dio cuenta (o pretendida) que una de las raíces de su historia fue arrancado: la posada Rafael Covolo di Piave se ha ido:


Guardate quanta sporcizia selvatica! Dice chi non ha ripulito il suo cuore dalla paura della miseria.
Covolo di Piave e Pederobba.

Once Upon a Time in Covolo di Piave, in the ancient town of Pederobba, an example of simple living and genuine. Maybe it was a life of poverty and ignorance from tallow subjected first to Venice and then to a king who came from afar. It was poor people who served for centuries powers evil and selfish.
but it was people who got up every morning praying satisfaction of still being alive. And they seemed not to have another.
What a misery! Yet he thought that was enough to have them.
They fear into the heart and therefore hated the neighbor who had a potato as much. They had land and wealth they each share to be paid to someone dear and request that he knew things.
The servos control the other servants to obtain the favor of the landlord.
The servants hate each other and the owners were happy.
The common people was and is still divided by ignorance but if you keep it tight like a treasure. Can not help it because he has no roots or traditions.
He does not like herself, nor is the story of tears and misery.
for this reason he hates his past and clear the remnants of his soul.
So nobody noticed (or pretended) that one root of his story was torn: the inn Rafael Covolo di Piave is gone:

Covolo di Piave e Pederobba: l'osteria da Rafael finalmente sta per crollare.

Once Upon a Time dans Covolo di Piave, dans la ville antique de Pederobba, un exemple de vie simple et authentique. Peut-être que c'était une vie de pauvreté et l'ignorance du suif soumis d'abord à Venise, puis à un roi qui venait de loin. Ce sont des gens pauvres qui ont servi pour des puissances maléfiques siècles et égoïste.
mais c'était des gens qui se levait tous les matins prier la satisfaction d'être encore vivant. Et ils ne semblaient pas avoir un autre.
Quelle misère! Pourtant, il pensait que c'était assez pour les avoir.
Ils craignent dans le cœur et donc haï le voisin qui avait une pomme de terre autant. Ils avaient des terres et des richesses qu'ils chaque action devant être versé à un être cher et demande qu'il savait des choses.
Les servos de contrôler les autres agents pour obtenir la faveur du propriétaire.
Les fonctionnaires se haïssent et les propriétaires étaient très heureux.
Les gens du commun était et est encore divisé par l'ignorance, mais si vous gardez bien serré comme un trésor. Impossible de l'aider parce qu'il n'a pas de racines ou des traditions.
Il n'a pas comme elle, n'est pas non plus l'histoire de larmes et de misère.
pour cette raison qu'il déteste son passé et effacer les vestiges de son âme.
Donc, personne n'a remarqué (ou prétendu) que d'une racine de son histoire a été déchirée: l'auberge Rafael Covolo di Piave est parti:


Pederobba e Covolo di Piave e la vecchia osteria da rafael quando negli anni ottanta era ancora parte di noi

Once Upon a Time in Covolo di Piave, in der antiken Stadt Pederobba, ein Beispiel des einfachen Lebens und echt. Vielleicht war es ein Leben in Armut und Unwissenheit aus Talg zuerst nach Venedig unterzogen und anschließend zu einem König, der aus der Ferne kam. Es war arme Menschen, die seit Jahrhunderten das Böse Mächte und egoistisch serviert.
aber es war Menschen, die jeden Morgen aufstand, beten Zufriedenheit der noch am Leben ist. Und sie schien nicht zu einem anderen zu haben.
Was für ein Elend! Doch er dachte, das sei genug, sie zu haben.
Sie fürchten, in das Herz und deshalb hasste den Nachbarn, der eine Kartoffel so viel hatte. Sie hatten Land und Reichtum, den sie jede Aktie, mit jemandem zu lieben und verlangen, dass er wusste Dinge bezahlt werden.
Die Servos steuern die sonstigen Bediensteten, die zugunsten des Vermieters zu erhalten.
Die Diener hassen einander und die Besitzer waren glücklich.
Das gemeine Volk war und wird immer noch von Unwissenheit geteilt, aber wenn Sie halten ihn fest wie einen Schatz. Kann mir nicht helfen, weil er keine Wurzeln oder Traditionen hat.
Er mag es nicht sie selbst, noch ist die Geschichte von Tränen und Elend.
Aus diesem Grunde hasst er seine Vergangenheit und deaktivieren Sie die Reste seiner Seele.
Also niemand bemerkt (oder vorgetäuschten), dass eine Wurzel seiner Geschichte gerissen wurde: das Gasthaus Rafael Covolo di Piave ist weg:


Pederobba, Covolo di Piave, ecco la bianchina furgonata di Rafael, ma ancora per poco...




黄飞鸿在皮亚韦河畔Covolo,在古镇,一个简单的生活和真正的例子Pederobba。也许是遭受第一次到威尼斯,然后从远方来到国王乌桕的无知和贫困的生活。这是几百年来权力的邪恶和自私的穷人。
但它是谁每天早上起床祈祷仍然活着感到满意的人。他们似乎不会有另一个。
什么是痛苦!然而,他认为这足以让他们。
他们担心,入心,并因此讨厌的邻居,有尽可能多的马铃薯。他们的土地和财富,他们每个份额支付给别人的尊敬和请求,他知道的事情。
伺服控制的其他人员获得业主的青睐。
仆人互相仇视和业主都很高兴。
老百姓仍然分为无知,但如果你把它像宝贝一样紧密。不能帮助它,因为他有没有根或传统。
他不喜欢自己,也不是泪水和痛苦的故事。
基于这个原因,他恨他的过去和清除他的灵魂的残余。
所以没有人注意到(或假装)被撕开,他的故事的根源之一:客栈拉斐尔Covolo皮亚韦河畔走了:


Nevicata nei primi degli anni 2000 alla osteria da rafael a Covolo di piave a Pederobba...


Однажды в Covolo-ди-Пьяве, в древнем городе Pederobba, например, простой жизни и подлинной. Может быть, это была жизнь в нищете и невежестве с сальными подвергаются первой Венеции, а затем к королю, который приехал издалека. Это было бедных людей, которые служили на протяжении веков силы зла и эгоистичны.
но это было людей, которые встали каждое утро молиться удовлетворение еще ​​жив. И они, казалось, не имеют другого.
Что горе! Тем не менее, он подумал, что было достаточно, чтобы иметь их.
Они боятся, в сердце, и поэтому ненавидит соседа, который был картофеля больше. Они имели земли и богатства, которое они каждую акцию уделять дорогой человек и просить, чтобы он знал, вещи.
Сервоприводы управления другими служащими получить пользу арендодателя.
Слуги ненавидят друг друга, и владельцы были счастливы.
Простой народ был и до сих пор разделен на невежество, но если вы держите ее крепко, как сокровище. Ничего не могу поделать, потому что он не имеет корней и традиций.
Он не любит себя, равно как и история слез и страданий.
По этой причине он ненавидит свое прошлое и очистить остатки своей души.
Таким образом, никто не заметил (или мнимые), что один корень его рассказ был разорван: гостиница Рафаэль Covolo-ди-Пьяве ушло:


Gian Berra, dipinto 50x70, anno 1986. Osteria da rafael, Pederobba, Treviso

Pederobbaの古代の町にCovolo·ディ·ピアーヴェ、シンプルな生活、本物の例では、ワンス·アポン·ア·タイム。多分それは遠くから来た王にしてヴェネツィアに最初の対象と獣脂から貧困と無知の生活でした。それは悪と利己的な何世紀にも力を務め、貧しい人々であった​​。
それはまだ生きていることの満足を祈って毎朝起床人だった。そして、彼らは別のを持っていないようだった。
何が悲惨!まだ彼はそれらを持っているのに十分だと思いました。
彼らは心の中に恐れて、したがって、できるだけ多くのジャガイモを持っていた隣人を憎んだ。彼らは誰かを愛する、彼は物事を知っている要求に支払われる土地と富を、彼らがそれぞれのシェアを持っていた。
サーボは、家主の好意を得るために他のサーバントを制御します。
公務員はお互いに憎み、所有者は幸せでした。
一般の人々であった​​、まだ無知で割っされますが、宝物のような、それがタイトに保つ場合。彼はルーツや伝統を持っていないので、それを助けることはできません。
彼は自分自身を好きで、また涙と不幸の物語ではありません。
この理由のために彼は彼の過去を憎み、彼の魂の残骸を消去します。
そう誰も彼の話のつのルートが破れたことを(またはふりを)気づかなかった:インラファエルCovolo·ディ·ピアーヴェはなくなりました。


Piccolo quadro di Gian Berra, Covolo di Piave a Pederobba. osteria da Rafael













sabato 28 gennaio 2012

Una passeggiata poetica alla Valle dei Mulini, Segusino



Segusino
Only a walk to discover the world.
Unpretentious,
but with his heart in his hand in the Valley of the mills Segusino.
Like a dream come true, reliving the glory with the startled look of a boy who finds some of its roots.
But the awareness of such splendor recalls the pride now lost even for this generation that despite 60 years of peace can not find itself.
Bitterness and astonishment in a sacred nature that even today remains ignored and fled as a presumed empty.
Who's afraid of the Valley of the mills? Those who try distorting putting in another capital as an antidote to the anguish of being servants robbed of their roots?
The servant control other servants awaiting the praise of his master.
And the only way to feel safe from fear.
But the nature of living life.



La "costola del drago" alle Wasere a Segusinio, Gian berra 2006





SEGUSINO
Solo una passeggiata alla scoperta del mondo.

Senza pretese,
ma col cuore in mano nella Valle dei mulini a Segusino.

Come un sogno ad occhi aperti, rivivendo lo splendore con lo sguardo stupito di un bimbo che riscopre parte delle sue radici.
Ma la consapevolezza di tanto splendore richiama l'orgoglio ormai perduto anche per questa generazione che malgrado 60 anni di pace non riesce a ritrovare sè stessa.
Amarezza e stupore dentro una Natura sacra che resta anche oggi ignorata e fuggita come un presunto vuoto.
Chi ha paura della Valle dei mulini? Chi cercherà di snaturarla mettendoci dentro un altro capitello come fosse un antidoto all'angoscia di sentirsi servi derubati delle proprie radici?
I servi controllano altri servi in attesa dell'elogio del padrone.
E solo così sentirsi al sicuro dalla paura.
Ma la natura vive di Vita.


Antiche anime dimenticate al freddo a Segusino, alla valle dei mulini sotto Riva grassa

Una mano di sassi sostiene Riva grassa di Segusino. Veneto kaputt?


Segusino e La Valle Dei Mulini-Gian Berra, Gianberra, Milies, Stramare



SEGUSINO
L'incanto dimenticato e offeso di Riva grassa a Segusino

Dove porta la salita delle anime dimenticate alla Valle dei mulini a Segusino?

L'anima veneta è solo spazzatura e abbandono che non interessa più al popolo che l'ha perduta per sempre- Valle dei mulini a segusino.