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mercoledì 10 maggio 2017

I totem di Gian Berra tornano in vita a :Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017. Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio. Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore. In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.



UN VENETO MENO SERVO CON L'AIUTO DEI TOTEM VENETI DI GIAN BERRA




Inaugurazione mostra sabato 6 maggio 2017, ore 18 a Montebelluna, presso il palazzo del vecchio tribunale. La mostra durerà sino al 28 maggio 2017.
Aperto sabato e domenica 10-13 e 15-20. Venerdì solo pomeriggio.

Mostra di pittura di Gian Berra con Maria Chenet, in occasione dei 70 anni del pittore.
In mostra verranno esposti anche i totem già presentati alla mostra a villa Benzi di Caerano di san Marco nel 2001.


Mi son al totem che gha trato sul cesso
al leon de san Marco. Mi gho liberà
tuti i veneti da sta bestia sporca e da al ilusion de
la putana Venessia pura grama.


GIAN BERRA

L'armonia di un paesaggio incantato, le costruzioni dell'uomo "FABER" insediate nella bassa montagna: pulite, essenziali e funzionali, fatte di un tipo di architettura semplice, ma non povera, perché intrisa della cultura del SAPER FARE: utilizzando al meglio le poche risorse a disposizione. Questi sono gli elementi base dei paesaggi pedemontani di Gian Berra. Una pittura del togliere, più che dell'aggiungere ciò che finirebbe soltanto per essere superfluo.
Questo artista ama la cultura della pietra, del legno e dell'intaglio, sia che si tratti di una scultura quanto della conoscenza necessaria per squadrare la trave portante di un'abitazione, di una malga o di una stalla.
Egli ama ciò che trova. La sua mente creativa vede in un legno, per altri solo buono da ardere, i segni del tempo; vi legge un alfabeto misterioso che parla di elfi, di satiri, di fauni e di ninfe dei boschi. In un tronco scorge figure fantastiche, misteriose e intriganti, altre volte dallo stesso ricava statuari totem che assurgono al ruolo di divinità con la loro inquietante sacralità rupestre.
Dal legno contorto e dai nodi spuntano occhi di uccello e la vena del legno rivela tratti di animali mitologici: vi si scorgono becchi, artigli o orecchie attente.
Ciò che per molti è insignificante si rivela per un artista qualcosa che possiede memoria ancestrale, fattezze antropomorfe, magia e poesia.
Un'altra peculiarità di questo maestro è la PAROLA che gli consente di esprimersi in un modo originale ed autentico nella sua prima lingua: il DIALETTO DEI PADRI E DELLE MADRI per raccontare le sue storie. In esse vive il presente e rivive il passato con un pizzico di nostalgia.
Si guarda intorno e VEDE. Vede con occhi sognanti e ingenui; e altre volte con spirito disincantato le vicende umane dei suoi consimili. ASCOLTA con orecchie di elfo. Parla con voce di vento. Voce a volte carezzevole, altre stringente e sferzante. Acuto e ironico, come un camaleonte cambia registro narrativo combinando tema e, quando dai paesaggi di montagna, passa al tema delle periferie, l'imperativo diventa il sovrabbondante, l'abbandonato, l'inutilizzato, l'accantonato.
E una miriade di personaggi popola i suoi quadri, le strade, i marciapiedi. Sui tetti dei palazzi si apre una selva di antenne e di parabole. Nei giardini interni si accumula di tutto, in attesa di un nuovo improbabile, riutilizzo.
Altre volte la pittura da realistica a figurativa si fa idealizzata e voce interiore.
Le sue ballerine dolcissime ed esili, non più materiche si abbandonano dolcemente lascive allo sguardo del pittore. Tutte le sue figure femminili, delicate e spesso eteree portano un velo di misteriosa malinconia, restando sospese, dolci ed enigmatiche. Mentre gli avventori dell'osteria continuano imperterriti la loro partita a carte e i saltimbanchi intrattengono il pubblico.
Altro tema sono i paesaggi lagunari e le "sue" Venezie. Sempre decadenti, ricche di bagliori dorati, come se la luce delle tessere, dai mosaici bizantini, fosse, all'improvviso uscita e avesse sprigionato tutti i suoi bagliori inondando d'oro l'acqua, i palazzi e le guglie. E' la struggente preghiera di una città unica al mondo che soccombe sotto il peso di un turismo "indifferenziato".
E ancora ci sono tanti angoli della gioiosa marca trevigiana e gli scorci di Asolo illuminati dalla calda luce del meriggio. Luce a volte crepuscolare che pulsa e parla di fasti antichi, di storie della grande viaggiatrice del '900, di divine artiste o di una regina del tempo che fu.
Quadri che sono storie e storie che diventano quadri.

Asolo, 01 marzo 2017 Valeria Ganeo
La nascita dei totem di Gian Berra:

I totem su facebook:



Abitazione a Montebelluna, frazione Contea, via delle piscine 37

La vita da pajasso che almanco al ride
de le illusion mate del me popolo
puareto e veneto, menà
par le bale par 1000 ani da
quei porzei de venessiani-



MOSTRE E BIOGRAFIA RAGIONATA
DI
GIAN BERRA. In occasione del 70° compleanno.
Montebelluna; maggio 2017.

Raggruppati in anni e avvenimenti:

1973, 1974
Vive a Valdobbiadene TV, apre in via delle Vittorie il suo primo studio. Inizia a far conoscere i auoi primi quadri e si occupa di fotografia dopo aver ricevuto una formazione come allievo dal famoso fotografo di Feltre Mario Dal Prà.

1975, 1976
Espone in varie mostre locali a Valdobbiadene, Montebelluna in località Contea, e frequenta diversi amici pittori della zona tra cui Guido Serena, Zaniol di Crocetta e il pittore "Felix" della zona.
Conosce il famoso pittore Fael di Treviso che lo invita nel suo studio per dargli consigli.

1977, 1979
Va a vivere a Covolo di Piave in via Segusini, dove apre il suo studio. Per lavoro si reca in Iraq dove conosce una realtà diversa e drammatica che lo formerà.
Nel 1978 prima mostra nella galleria d'arte "da Brotto", mostra che ripeterà nell'anno seguente con notevole successo. Nello stesso anno personale alla galleria "da Val" in piazza del mercato a Treviso. Mostra che verrà ripetuta con successo ogni anno sino al 1981.
In permanenza ala galleria Martinazzo di Montebelluna.
Nel 1979 prima personale alla sala "Ca' de Ricchi" a Treviso, che verrà ripetuta anche nel 1980. Nel 1981 sposta il suo studio a Trento, in piazza santa Maria maggiore. Non solo come luogo privato di lavoro, ma anche come cenacolo di artisti amici. Nel settembre 1981 ospita l'amico pittore Bruno Donadel di Pieve di Soligo in una mostra personale organizzata dalla galleria Martinazzo Vincenzo di Montebelluna. Nell'agosto di quel anno organizza una sua personale alle sorgenti di Pejo in val di Sole, ripetuta anche nel 1985.

Sin da subito Gian Berra evita i circuiti tradizionale del mercato dell'arte e delle gallerie. Preferisce gestire in modo diretto e personale la sua attività di pittore usando gli spazi comuni e culturali specialmente della zona in cui vive. Si avvale dell'aiuto degli amici e appassionati d'arte con la vicinanza della moglie Rosa Lavieri.

1982, 1984
Torna allo studio di Covolo di Piave. Inizia una sequenza di mostre, quasi tutte autogestite:
Per due anni gestisce uno studio e mostra personale ad Asiago.
Personale alla galleria Bramante a Vicenza.
Personale alla galleria Vidal a Venezia.
Personale alla" galleria dei cappuccini" a Mestre, ripetuta per due anni.


1985:
Personale alla galleria internazionale di Torino.
Personale alla galleria Ruberto a Milano.
Da quet'anno in permanenza alla galleria Mozat di Rovereto fino almeno al 1998.
Personale alla casa del Canova, assieme al pittore Danilo Soligo di Montebelluna.
Espone nei mesi estivi presso le gallerie di Jesolo e Lignano Sabbiadoro.
Torna ad esporre a Villach in Austria e a Braunschweig in Germania.
Organizza nel suo paese natale di Segusino un concorso di pittura tra pittori amici che verrà ripetuto anche l'anno dopo.
Personale a Segusino.

1986, 1989
Espone per due stagioni estive ai castelli romani, in particolare a Lanuvio e a Genzano.
Nel 1988 prima esposizione a Parigi e a Metz in Francia.
Dal 1989 al 1994 segue durante l'estate delle esposizioni sue personali estemporanee autogestite, rispettivamente a Treviso, Feltre, Conegliano, Cornuda, Montebelluna, Caerano san Marco. Circa 35 esposizioni che segue personalmente.

1993, 1994
Espozisioni in Germania, a Braunschweig, Colonia e Wurzburg. Gestite da galleristi tedeschi.
In permanenza sempre presso la galleria Mozart di Rovereto.
Nel dicembre 1993 inizia il suo corso “pratico di pittura” nello studio di Covolo di Piave. Avrà un notevole successo e durerà sino al 2005 con la partecipazione complessiva di circa 870 allievi


2000, 2008

nel 2001, Personale a Villa Benzi di Caerano san Marco nel settembre di quell'anno. Espone per la prima volta in esclusiva i “grandi 5 totem” ispirati alle tradizioni native del popolo veneto.
Inizia alcune collaborazioni con gallerie d'arte di Tampa in Florida e San Diego (USA). Espone anche a Karlsrhue in Germania.
Nel 2005 grande mostra collettiva al centro d'arte di Conegliano.

Inizia a lavorare in studio con poche altre personali organizzate in modo autonomo. Nel 2008 torna con una personale al paese natale di Segusino e un'altra a Conegliano.
Nel 2006 pubblica il suo primo libro romanzo "Wasere, cuore di drago", dedicato ai contenuti segreti e inespressi del popolo veneto che Gian Berra definisce “schiavo di Venezia per 1000 anni”. Il romanzo si svolge nel 1906 in un Veneto accora assopito, ostaggio degli interessi d'Italia e del regno asburgico di Vienna.

Inizia a scrivere poesie, specialmente dedicate ai dialoghi ta lui bambino e la sua nonna Maria Stramare in Berra, di Segusino. Usa il dialetto veneto come fattore di orgoglio per esprimere i contenuti più segreti dell'anima veneta.

Pubblica dal 2011 al 2015 i primi ebook in internet dedicati alle poesie e racconti in dialetto veneto con traduzione in italiano. Un successo particolare ottiene il libro ebook “Veneto, rabbia e amore”.
Tutti i libri di Gian Berra si possono leggere gratis su internet. Si possono trovare sulla piattaforma Scribd o Academia digitando Gian Berra.
Nel 2016 si trasferisce a Montebelluna nella frazione di Contea, che già aveva ospitato una sua mostra personale nel 1976.













mercoledì 13 maggio 2015

La saggezza dei poveracci arricchiti, a Feltre.


Feltre, la meraviglia sconosciuta dell'ingegno dei veneti umili.

In dialetto veneto:

La sagezza dei can refati de Feltre.

Quà in tela via Mezaterra a Feltre, ma sul canton dei can refati, quei che no sera nobili, ma che i gavea fato un pochi de schei col so laoro. Lori no i fasea le case come i nobili. Lori i nobili i fasea o so palassi su lato nobile, de lori ghe parlarò naltra olta.
Quà invenze nissuni se incorze de sti tesori senza cultura. Nissuni ghe fa caso.
I can refati i gavea na anema semplice, puareta, ma co tanto sentimento. Ghe bastea do piere catade pena de sot, desmentegade dai veci romani. Ghe bastea metarle in piè e dopo tacarge sora un gran toco de legn. E sora do fenestre tonde copiade. 500 ani fa bastea poc par un pocheto de riguardo. No importanza, ma un pocheto de rispeto par la fadigha de vivar. No come quei che magnava sul laoro dei magna tera. Serietà, equilibrio, dignità ciapadi co pazienza e gran forza de far da lori soi.
Gran anema veneta, chi mai te riconosse la paziensa de aver sto coraio?
Situ mai bona de scaturarte almanco anquoi?
No gavon no massa temp, sveiate, sciupa for ala to coraio.
Scolta solamente la sagessa che ti ga 'ncora entro al cor. No scoltar nissuni, fa sto salt, ti da sola.
Solamente ti te sa trar fora al coraio da ti stessa.
Assa perdar chi dis de saver le robe, de conossar la storia.
Varda le to montagne, la tera coltada col to sudor.
Scolta solamente al to cor ferio, anca se 'ncora al soffre e pena de scondion, anca se milli ani i gha mestegà al to entusiasmo.
Coraio.
Gian Berra 2015


Traduzione:
La saggezza dei poveracci arricchiti, a Feltre.

Qua, in via Mezzaterra a Feltre, ma sul lato dei "can refati", i poveracci arricchiti, quelli che non erano nobili, ma che avevano fatto un po' di soldi col loro lavoro. Loro non facevano le case come i nobili. Loro, i nobili facevano i loro palazzi sul lato nobile della via. Di loro parlerò un'altra volta.
Quì invece nessuno si accorge di questi tesori senza cultura. Nessuno ci fa caso,
I can refati avevano una anima semplice, povera, ma con tanto sentimento. Aloro bastavano due pietre, trovate appena la sotto, dimenticate dai vecchi romani. Gli bastava metterle in piedi e poi posarvi sopra un gran pezzo di legno. E sopra due finestre copiate da qualche parte. 500 anni fa bastava poco, solo per avere riguardo. Non importanza, ma solo un po' di rispetto per la fatica di vivere. Non come quelli che vivevano sul lavoro dei mangia terra. Serietà, equilibrio, dignità conquistati la pazienza e gran forza di fare da soli.
Grande anima veneta, chi mai ti riconosce la pazienza di avere questo coraggio?
Sei capace di scuoterti almeno oggi?
Non abbiamo molto tempo, svegliati, sputa fuori il tuo coraggio.
Ascolta solo la saggezza che ancora porti dentro il cuore. Non ascoltare nessuno, fa questo salto da sola.
Solo tu sai far uscire il coraggio da te stessa.
Lascia perdere chi dice di saper le cose, di conoscere la storia.
Guarda le montagne e la terra concimata col tuo sudore.
scolta solo il tuo cuore ferito, anche se ancora soffre e pena di nascosto. Anche se mille anni hanno addomesticato il tuo entusiasmo.
Coraggio.

Gian Berra 2015


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sabato 27 dicembre 2014

Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...




Il Piave tra Segusino e Vas. Il barchet, luogo di timore.



Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...

La vecchia foto è una cartolina, forse non è il luogo esatto del Barchet, ma quella è la strada che porta da Vas a Segusino. Forse non esistono foto d'epoca perché il luogo non aveva una gran importanza da essere fotografato, eppure durante la costruzione della ferrovia qualcuno ha fotografato la montagna di fronte nella fine del 1800?
Non si sa.
Il luogo è stato chiamato il salto del Diavolo ( al salt del Diol), a anche quando ero bambino negli anni '50 di parlava di un “Girlo assassino” che non perdonava chi andava in acqua.
Poi sotto il burrone ( per in bambino era altissimo) c'era tanta acqua verde e blu che faceva venire le vertigini.

Spiritus loci, Genius loci, ovvero spirito del luogo. Il Genius loci è un'entità naturale e soprannaturale legata a un luogo.
Anche dopo l'avvento del cristianesimo, malgrado fosse osteggiato dalla dottrina, queste entità continuarono e continuano ancora oggi ad esistere nella religiosità spontanea della gente ( come i Jiin nella religione islamica).
Così la gente, intuendo tale presenza paurosa diede nome al posto “Il salto del Diavolo”.
Segusino è un comune con tanti “luoghi misteriosi” che richiamano emozioni nascoste nella sua natura e scritte nel DNA dei suoi abitanti.


In cui figura un sorprendente:

Genius municipi Segusini (CIL, V, 7234; 7235)..... ?!

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lunedì 3 febbraio 2014

Luigi De Paoli, Psicoanalisi del Cristianesimo. La menzogna psicologica cristiana deviata distrugge la cultura del Veneto,


Spada e vangelo per distruggere psicologicamente la cultura del polo veneto





La menzogna psicologica cristiana deviata distrugge la cultura del Veneto,

Il popolo veneto tradito nell'anima e nel corpo per mille anni dai mercanti di Venezia e dal loro clero, vescovi, patriarchi. Una religione deviata a uso dei padroni delle anime. 
Una cultura veneta vecchia di 3000 anni sepolta con un inganno maligno.
Un cristianesimo deviato sin dalle sue origini ad uso del potere dei padroni delle coscienze.
Come è stato deviato e manomesso e guidato “un sogno” che veniva dai deserti del medio oriente?
Come una tale falsificazione e costruzione assurda continua a distruggere la vita delle anime venete?


Potere e condizionamento deviato per distruggere l'identità del popolo veneto.


Luigi De Paoli
Psicoanalisi  del  Cristianesimo
indice:
I Capitolo    Aspetti psicodinamici di Gesù              
II Capitolo   Il revisionismo dei discepoli   
III Capitolo Costantino e il disordine narcisistico     
IV Capitolo Agostino e la colpa persecutoria              
V Capitolo  Cristianesimo e disordine narcisistico      
VI Capitolo L’Eucaristia, da convivio a sacrificio        

Un libro che puoi scaricare liberamente dal sito dell'autore per scoprire l'inganno assoluto impostro alla gente del Veneto.

Dalla introduzione dell'autore Luigi De Paoli:

“Lo scopo della ricerca è quello di individuare l’evoluzione delle dinamiche inconscie che caratterizzano l’organizzazione storica del Cristianesimo. 
Confesso di essermi deciso a fare questo passo dopo aver constatato che il Cristianesimo è stato anatomizzato e scrutato con la lente d’ingrandimento della politica, della filosofia, del commercio, del diritto e dell’arte. In questa vasta enciclopedia del Cristianesimo eccellono volumi secondo il pensiero secondario-asimmetrico-distinguente-cosciente, ma mancano quasi del tutto i percorsi del pensiero primario-simmetrico-indifferenziante-inconscio, ad eccezione di alcuni studi di psicanalisi relativi a Gesù e ad alcuni aspetti della vita delle Chiese.
Di fronte alla carenza di ricerche di psicanalisi applicata al tema in oggetto, mente e passione mi hanno progressivamente animato a intraprendere un viaggio nelle “viscere” di un organismo così complesso ed eterogeneo qual’è il Cristianesimo. La decisione è stata facilitata dal fatto di aver utilizzato la strumentazione psicanalitica per lo studio di organizzazioni pubbliche e private, con il fine di esplorarne “l’inconscio istituzionale”.

Consapevole dei limiti delle mie risorse culturali, ho pensato che fosse saggio impegnarmi a  rintracciare il “filo rosso” che lega i basilari processi inconsci di un organismo che coinvolge centinaia di generazioni cristiani lungo un arco temporale di due millenni.
Il lettore consideri il testo come una “ipotesi interpretativa” che necessita discussioni e  ricerche più penetranti. Forse la prospettiva potrà sembrare alquanto esotica (exo-tikós), cioé proveniente da paesi lontani del mondo “inconscio”, poco frequentato sia dai “cristiani” come dai “non cristiani”. La  mia speranza è che apporti comunque “benefici terapeutici” ad entrambi i gruppi... “





Inquisizione a Venezia



martedì 28 gennaio 2014

Un romanzo di Robert Heinlein del 1930, scoperto e pubblicato oggi. "A noi vivi", la denuncia del potere dei soldi che si mangiano il mondo.




Robert Heinlein già nel 1930 cercava di svelare gli obiettivi del capitale finanziario.



Robert Heinlein e il suo romanzo ritrovato: "A noi vivi", un futuro libero dallo strapotere dallo strapotere del capitale finanziario...

Siamo nella crisi economica mondiale degli anni '30. Il mondo è come oggi, dilaniato da una crisi che fa fallire l'economia di chi lavora, in favore della speculazione fine a sé stessa. Il giovane inquieto Heinlein ci prova con la politica, ma non gli va bene. Non demorde e scrive il suo primo libro in chiave di fantascienza: “A noi vivi”, Ma nessun editore ha il coraggio di pubblicarlo. Riceve minacce, e lui, sconfitto un'altra volta, decide di diventare comunque scrittore di fantascienza. Getta via il manoscritto, ma si scorda di averne regalato una copia ad un amico, che a sua volta lo dimentica dentro uno scatolone in garage. Gli eredi di tale persona lo scoprono, e finalmente nel 2006 il libro viene pubblicato. Cosa mai aveva di così terribile il romanzo?
Heinlein, studioso di politica economica, denuncia lo strapotere delle banche che hanno privatizzato anche la moneta. Nel libro spende tante pagine raccontando le malefatte ( di allora e di oggi) e le strategie di potere assoluto del capitale fine a sé stesso. Ma, racconta lui... finalmente nel 2086, dopo lotte e guerre contro le banche, finalmente la guerra è stata vinta: Adesso la gestione delle stesse non sarà più privata, ma controllata dalla “collettività”. Non basta, perché ad ognuno sarà garantita con un assegno minimo la sopravvivenza, e la privacy sarà sacra...
Il libro è difficile da leggere perché Heinlein ci mette dentro tutto. Ma è un tesoro che parla anche di noi e dei nostri crucci quotidiani, delle nostre angosce.
Heinlein diventerà un gigante della fantascienza. Pubblicato prima da Urania e poi ripubblicato negli Oscar. La storia si ripete come un ciclo che aspetta una qualche soluzione, sperando che le coscienze si risveglino.

Nel frattempo, io dormiente nella campagna veneta, guardo con rabbia a quei capitalisti della splendida Serenissima Venezia del 1600 e del 1700, già asportava i suoi capitali (veneti?) in Olanda e a Londra per investirli nelle Compagnie delle indie, per sfruttare i nuovi continenti a loro vantaggio. Loro avevano già scartato come cadavere la bellissima dormiente in laguna come una Las Vegas ad uso dei ricconi d'Europa.
E c'è ancora gente che corre dietro a tale cacca.

Gian Berra 2013.


Mentre noi giochiamo, chi gioca di noi?






https://sites.google.com/site/veniceworldart/


http://www.scribd.com/gianberra